Troppe tasse? Bevetevi un tè

Proseguono in tutta Italia gli incontri del movimento "Tea Party", che si ispira ai coloni americani che nel 1773 gettarono in acqua le casse di tè provenienti dall'Inghilterra per ribellarsi alle troppe tasse. Gli obiettivi: meno tasse, più libertà per i cittadini

Milano – Cosa fare contro le tasse? Semplice, bersi un tè. E organizzare tante più bevute possibile in tutto il Paese. Ovviamente è una metafora che trae spunto dal nome del movimento “Tea Party” che, nato negli Stati Uniti, ha preso piede anche da noi. La tradizione americana affonda le radici nel lontano 1773 con il cosiddetto “Boston Tea Party”, la protesta dei coloni americani che gettarono in acqua le casse di tè provenienti dall'Inghilterra per ribellarsi all'eccessiva tassazione e al monopolio imposto dalla madrepatria.

Dare voce ai liberali Dopo 237 anni quel movimento ha fatto scuola. E torna d’attualità. Da qualche mese è attivo anche in Italia, con numerosi incontri organizzati da Nord a Sud, dando voce alle componenti liberali, libertarie e conservatrici italiane. Un movimento trasversale che nasce dal basso - dietro per il momento non ci sono partiti - con l'obiettivo di chiedere una sensibile diminuzione della pressione fiscale sul fronte economico e una maggiore libertà per il cittadino sul fronte civile.

L'incontro di Forte dei Marmi Sabato scorso in Versilia, a Forte dei Marmi per l’esattezza, si è tenuto un incontro dal titolo assai eloquente: “meno tasse più libertà”. E’ intervenuto, come ospite, il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, che ha messo in guardia i giovani che animano il movimento: “Non fatevi accalappiare dalla politica né dai politici, siate rivoluzionari nei contenuti, ma moderati nella forma e soprattutto fate il gioco dell'endorsement: ovvero date il sostengo a chi ha cercato di lavorare nella giusta direzione e rimproverate chi ha lavorato in quella sbagliata”. Molto incisivo l’intervento di Leonardo Facco, amministratore delegato del Movimento Libertario, che ha chiesto senza mezzi termini alla politica di farsi da parte e di arretrare per il bene dell'economia: “Non esiste la libertà politica senza la libertà economica”. Due anime diverse, quella liberale e quella libertaria, che il movimento fa dialogare, seppur a volte con un po' di fatica, e cerca di sintetizzare, ma che sono unite dalla convinzione di una necessaria diminuzione della pressione fiscale.

L'insegnamento di Einaudi Ha messo tutti d'accordo, invece, l'intervento telefonico di Oscar Giannino, che dopo essersi dichiarato sostenitore del movimento, ha ricordato l'aumento della pressione fiscale degli ultimi anini, di circa il 18%. Giannino ha poi invocato gli insegnamenti di Luigi Einaudi, che “nessuno spiega nelle Università italiane” e infine ricorda la priorità assoluta dei diritti fondamentali della persona.

Una sfida nata sul web Può bastare un tè pomeridiano a risolvere il problema delle tasse? Lo dirà solo il tempo. Di certo al movimento Tea Party va il merito, in questo momento storico in cui la politica sembra essere fatta solo degli scontri tra i vari leader, di mettere al centro del dibattito un argomento concreto che interessa, questo sì, tutti i cittadini. Nato da un'idea di David Mazzerelli, coordinatore nazionale del movimento, Tea Party Italia ha iniziato la sua avventura prima radunando attraverso il web tutti i suoi possibili sostenitori e poi, lo scorso 20 maggio, si è svolto il primo incontro a cui hanno fatto seguito le tappe di Roma (26 giugno), Alessandria e Aversa (27 giugno). L'entusiasmo cresce, tappa dopo tappa. E l'avventura va avanti. L'obiettivo, ambizioso, è quello di incidere, in modo diretto, nella politica italiana. Che non può limitarsi solo alle alleanze e ai giochi di palazzo ma deve, soprattutto, sfornare buone idee.