Trovata un’intesa sul clima al vertice del G8

In cambio gli Stati Uniti ottengono che nel documento finale si minimizzi il riferimento a Kyoto

nostro inviato a Gleneagles
Gli attacchi terroristici londinesi colpiscono al cuore il G8. E sul vertice che doveva rapire l'attenzione del mondo e porre le basi per ridisegnare, almeno nelle previsioni più ottimistiche, la stessa distribuzione della ricchezza nel mondo, si smorzano improvvisamente le luci. Se i riflettori dell'attenzione mondiale sono rivolti altrove, i lavori delle diplomazie continuano senza sosta. E il G8 «diminuito» si prepara a sfornare una quindicina di documenti minuziosamente negoziati e alcuni risultati, magari inferiori alle attese degli utopisti più sfrenati, ma comunque concreti e importanti.
Una indicazione chiara della direzione che sta prendendo il Vertice del G8 sull'ambiente e sull'Africa, la forniscono il presidente americano Bush e il premier britannico Blair incontrandosi prima dell'inizio dei lavori, quando ancora le tragiche avvisaglie dell'offensiva del terrore londinese sono lontane. Sull'ambiente, i Grandi del Mondo guardano avanti: restano divisi sul protocollo di Kyoto ma si propongono di impostare una strategia «inclusiva» - la definizione è di Bush - per il “dopo Kyoto”, che coinvolga i Paesi industrializzati che non hanno ratificato il protocollo, cioè gli Stati Uniti, e gli emergenti, che non ne sono toccati, come India e Cina. «Non c'è motivo di riprendere il dibattito sul protocollo di Kyoto - dice Blair - perché le posizioni degli Usa da una parte e dei loro partner dall'altra sono chiare e diverse».
Inizialmente, Blair avrebbe voluto che il Vertice fissasse obiettivi specifici per la riduzione delle emissioni di diossido di carbonio e di altri gas che contribuiscono all'effetto serra. Ma il premier britannico ha ormai ridotto le sue ambizioni. Bush, invece, manifesta fiducia nello sviluppo di soluzioni tecnologiche che consentano di ridurre le emissioni nocive e la dipendenza globale dai combustibili fossili senza danneggiare l'economia e senza dare ai Paesi emergenti vantaggi competitivi su quelli industrializzati.
In serata il compromesso sul clima è cosa fatta: la dichiarazione finale conterrà una ammissione dei legami esistenti tra i mutamenti del clima e le attività umane. Washington, in pratica, accetta di riconoscere che l'effetto serra è in parte collegato alle attività umane e in particolare alle emissioni di anidride carbonica, e che queste devono essere limitate, se non diminuite. In cambio gli europei danno il via libera a menzionare soltanto perifericamente il protocollo di Kyoto, rifiutato dagli Usa. Su questa base, si invitano i Paesi in rapido sviluppo (Cina, India, Sudafrica, Messico e Brasile) a un «dialogo». Ma questi Paesi, al termine di una riunione cui prendono parte in mattinata, rilanciano la richiesta di finanziamenti con cui realizzare centrali elettriche ad alta resa e basso inquinamento e chiedono di regolare le questioni legate ai brevetti, che blocca il trasferimento di tecnologie dell'energia dal nord al sud del mondo. Come dire che da parte di questi Paesi emergenti non arriva un chiaro via libera a questo «dialogo».
Spiragli di luce filtrano anche sui temi dello sviluppo. Sugli aiuti all'Africa, Blair vede elementi di consenso e Bush si dice «orgoglioso» del contributo degli Stati Uniti. Quel che è certo è che ci sarà un aumento degli interventi, ma non un raddoppio. Così come sembra altrettanto chiaro che gli Stati Uniti vogliono dare un'accelerata allo smantellamento dei sussidi all'agricoltura, da concordare nel Doha Round, ovvero nel negoziato sulla liberalizzazione del commercio mondiale di cui è prevista una sessione cruciale a Singapore in dicembre. Il G8, insomma, va avanti anche se la plenaria del mattino è tormentata dalle notizie dal fronte dell'attacco terroristico. E dopo la colazione di lavoro con i Paesi emergenti, i leader del G8, senza Blair, discutono una serie di temi regionali, tra cui il processo di pace in Medio Oriente: l'ex presidente della Banca Mondiale, ora inviato a Gaza della Casa Bianca, James Wolfensohn, fa il suo rapporto sulle difficoltà dello sgombero da Gaza dei coloni israeliani. E in serata, presente Blair, si torna a parlare di terrorismo, delle minacce nucleari che vengono da Corea del Nord e Iran, delle azioni contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa. Oggi la seconda e ultima giornata del Vertice resta sulla carta dedicata ai problemi dello sviluppo e all’Africa.