Il «trucco» Pro Vercelli, una fusione per non morire

La storia, il blasone e sette scudetti cancellati da un mare di debiti. La gloriosa Pro Vercelli è costretta ad aggrapparsi a un escamotage per non rimanere intrappolata nei ricordi di qualche almanacco polveroso. Potrebbe infatti chiamarsi Pro Vercelli-Belvedere, risultato di una cervellotica fusione con la società di un quartiere del capoluogo che nella scorsa stagione ha conosciuto la ribalta della C2. La Pro Belvedere è retrocessa a fine campionato, ma vanta bilanci a prova di Covisoc e preme per essere ripescata tra i professionisti. Da qui l'idea lanciata dal presidente Massimo Secondo di acquisire il titolo sportivo della Pro Vercelli e mantenere in vita un club che negli ultimi mesi ha vissuto nell’indigenza più totale. Il responsabile del cataclisma societario è il presidente uscente Vero Paganoni, che in cinque anni si è trasformato da provetto re Mida (investendo oltre 6 milioni di euro) a clone dello scozzese più spilorcio. Che la Pro Vercelli abbia perso lo smalto dei tempi d’oro è dimostrato da una lunga serie di errori societari. A partire dalla cessione a cuor leggero di Federico Marchetti, considerato un rincalzo nella terra lambita dalle risaie ma approdato al Cagliari e in Nazionale.