La truffa del gasolio, 19 arresti

Gabriele Rossi

False fatture per rifornimenti di gasolio mai effettuati, dispositivi elettronici contalitro truccati, truffa all’Iva e all’erario per diciotto milioni di euro. Sono solo alcuni dati dell’indagine della Finanza che, all’alba di ieri, ha portato all’arresto di 19 persone (6 ancora detenute in carcere, le altre ai domiciliari) nell’ambito dell’operazione «Dirty Diesel».
Gli investigatori del Nucleo regionale di polizia tributaria di via dell’Olmata, coordinati in quest’occasione dalla Procura di Avezzano, hanno scoperto un maxi-raggiro durato sette anni basato su falsi o parziali rifornimenti di carburante presso strutture pubbliche in varie regioni, soprattutto Lazio, Abruzzo e Campania. Si tratta in particolare di ospedali, ministeri, scuole, caserme dell’esercito, della marina e dei carabinieri. Dal 1997 al 2004 l’organizzazione criminale ha truffato fino a 13 milioni di accise (l’imposta sulla produzione e sul consumo di oli minerali, spiriti e tabacchi lavorati), non consegnando 25 milioni di litri di gasolio e riciclandone 17 milioni, rivenduti in nero a condominii compiacenti o anche ad amministrazioni private all’oscuro di tutto. L’inchiesta è scattata dopo la denuncia di un funzionario pubblico insospettito dalle modalità dei rifornimenti effettuati periodicamente da alcune ditte abruzzesi, laziali e campane. I finanzieri hanno perquisito gli uffici e gli stabilimenti delle società, che nel corso di aste al ribasso avevano vinto appalti pubblici per la fornitura di carburante, sequestrando una grande quantità di materiale cartaceo ritenuto utile per il prosieguo delle indagini. Gli indagati fino a questo momento sono 45. Gli inquirenti non escludono complicità e connivenze di qualche pubblico ufficiale che sapeva dei falsi rifornimenti e nonostante questo ha sempre taciuto. Per questo ci sono dieci persone sotto inchiesta. In manette sono invece finiti amministratori e dipendenti delle società coinvolte nell’indagine, durante la quale la Finanza ha messo i sigilli ad una cisterna capace di contenere un milione di litri di gasolio, 37 autocisterne con rimorchio, due aerei cisterna e numerose colonnine per il rifornimento di gasolio. L’accusa per tutti è di associazione per delinquere finalizzata alle truffe ai danni della pubblica amministrazione, alla frode in commercio e alla ricettazione. Con oltre 10mila intercettazioni telefoniche e fax la magistratura ha potuto ricostruire il modus operandi dell’organizzazione. La sera prima di ogni rifornimento, ad esempio, agli autisti delle cisterne, ricompensati con 2,5 centesimi di euro per ogni litro di gasolio rubato, venivano impartite precise istruzioni sulla quantità di carburante da consegnare e su come modificare l’Eprom, il sistema elettronico contalitro. In realtà nei serbatoi della pubblica amministrazione finiva solo il 30-50 per cento del totale indicato dall’apparecchio.