Trumwin

L’assillo dei Romani stanziati in Britannia erano le bellicose e selvagge tribù del Nord, quei popoli che essi chiamavano Pitti perché venivano all’assalto con le facce dipinte di blu; alcuni guerrieri erano completamente nudi e “picti” per intero. Di notte, alla luce di fuochi, il loro aspetto era terrificante e, non di rado ebbri o addirittura drogati, sembravano non sentire il dolore. Contro di loro fu eretto il formidabile muro che divideva l’isola da costa a costa, il Vallo di Adriano. Partiti i Romani, il problema costituito da questi barbari rimase. Ancora nel VII secolo il re di Northumbria, Egfrith, doveva combattere contro quei selvaggi. Essendo riuscito, questo re, a sconfiggerli, sapendo che si trattava di cosa di breve durata, decise che l’unico modo per farla finita col problema dei Pitti era quello di cristianizzarli. Così, incaricò il prete Trumwyn, che era stato uno di loro, di governarli. Nel 681 l’arcivescovo di Canterbury, s. Teodoro, consacrò Trumwyn vescovo di Whithorn nel Galloway. Trumwyn si insediò alla frontiera tra i Pitti e gli Angli, nel monastero di Abercorn che sorgeva sull’estuario del fiume Forth. Sia il suo episcopato che l’evangelizzazione, però, durarono quanto il pugno di ferro del re Egfrith: alla morte di questi, nel 685, i Pitti si ribellarono e Trumwyn dovette abbandonare il monastero insieme ai pochi monaci rimasti. Il santo si rifugiò nell’abbazia di Streanshalch (oggi si chiama Whitby), di cui era badessa s. Elfleda. Morì colà verso l’anno 700. Di lui si ricorda un viaggio a Lindisfarne per accompagnare il suo re da s. Cutberto.