Turchia, Atatürk cancellato dai libri di scuola

Dai testi spariscono le riforme economiche e sociali del Padre della Patria. Ignorato il principio della laicità dell’istruzione

da Ankara

Sono passate appena due settimane dalla vittoria schiacciante di Recep Tayyip Erdogan e del suo partito islamico-moderato alle urne turche, che il governo è già nell’occhio del ciclone. Pietra dello scandalo - e non è la prima volta - il ministro dell’Istruzione Huseyn Celik, appartenente alla corrente più islamica e meno moderata dell’esecutivo e che è andato a toccare niente meno che il Padre della Patria, Mustafa Kemal Atatürk, fondatore dello stato laico e moderno.
Un gruppo di insegnanti si è rivoltato contro il ministero, dopo aver preso visione dei libri scolastici in utilizzo il prossimo anno. Esaminandoli si sono accorti che la figura di Atatürk era stata, per così dire, molto ridimensionata. I riferimenti al grande statista, secondo i sindacati, sarebbero diminuiti del 40%. Stando al report che hanno redatto, nei nuovi libri scolastici mancano le date di morte del Padre della Patria e alcune date chiave per la storia della Turchia moderna.
Le riforme economiche e sociali delle quali Atatürk si fece promotore e che cambiarono il Paese sono state quasi tutte cancellate. Messo in secondo piano il ruolo dell’esercito come garante dell’unità nazionale e la necessità di un’educazione di stampo laico, cosa a cui il fondatore dello Stato moderno teneva particolarmente. Finiti nel dimenticatoio anche alcuni principi cardine dell’ideologia kemalista, come l’importanza della scienza e dell’arte nella formazione di una persona nonché alcuni tratti personali dello statista, come il suo amore per i bambini e per la cultura.
Il ministro, vista la determinazione degli insegnanti, ha fatto istituire una commissione di inchiesta, assicurando che sulla vicenda verrà fatta luce al più presto. Ma, considerando i suoi trascorsi, c’è poco da stare tranquilli. Celik non è nuovo a exploit del genere. Nel 2002, appena insediato, organizzò un concorso per gli studenti delle scuole turche. Consisteva in un tema dal titolo: «La rivolta e le attività degli armeni durante la Prima guerra mondiale». Un argomento politicamente piuttosto scorretto se si considerano i problemi diplomatici fra i due Paesi, proprio a causa di quello che in Turchia chiamano «il cosiddetto genocidio armeno» e che Ankara si rifiuta di riconoscere. Il concorso fu esteso obbligatoriamente anche alle scuole delle minoranze greche e armene e la faccenda piacque poco.
L’anno dopo, nel 2003, Celik fu duramente attaccato dall’establishment militare a causa di un progetto per facilitare l’ingresso alle università degli studenti delle scuole per predicatori e imam. Il piano prevedeva la parificazione del punteggio di ammissione a facoltà diverse da quella di teologia tra gli studenti delle scuole religiose e quelli delle scuole laiche. Celik gli mandò a dire senza troppi problemi di farsi gli affari loro. Fu costretto a mediare il premier Erdogan, che giustificò l’operato del ministro dicendo che stava solo «cercando di aumentare il numero delle persone istruite in Turchia».
Nell’ottobre dell’anno scorso, l’ultima trovata: far togliere dai libri il capolavoro del Romanticismo francese e opera di Eugène Delacroix «La Libertà che guida il popolo». Il ministro disse che una donna che guida i cittadini in rivolta e con il seno scoperto non era un buon esempio per gli studenti. Per molti quotidiani una ripicca contro la Francia, che in quei giorni stava facendo votare una legge che puniva chi negava l’esistenza del genocidio del 1915.