Turchia sotto choc nelle mani dei giudici

Dopo l'attentato di domenica (17 morti e 150 feriti) il governo accusa il Pkk. Intanto è riunita da ieri la Corte costituzionale: deve stabilire se mettere
fuori legge il partito del premier Erdogan per attività anti-laiche

Istanbul - Chi accusa e chi smentisce. A 48 ore dalla strage nel quartiere di Güngören, gli assassini delle 17 vittime, fra cui cinque bambini e una donna incinta all’ottavo mese, rimangono ancora senza identità. La polizia di Istanbul e lo stesso premier Recep Tayyip Erdogan ritengono possa essersi trattato del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan. Ad avvalorare l’ipotesi il tipo di esplosivo utilizzato, la collocazione degli ordigni, la stagione. Non è la prima volta che il terrorismo curdo colpisce i civili in luoghi particolarmente frequentati e d’estate, periodo in cui la guerriglia agisce con maggiore intensità.

Però è anche vero che di solito il Pkk rivendica e ieri sul sito dell’agenzia Firat, organo semi-ufficiale dell’organizzazione fondata da Abdullah Öcalan, anziché una conferma, è stato pubblicato esattamente il contrario. I responsabili dell’agenzia, che hanno contatti diretti con i separatisti curdi, hanno scritto che il Partito dei lavoratori del Kurdistan non ha niente a che fare con questi avvenimenti.

Le indagini vanno avanti. Nella mattinata di ieri sono stati arrestati tre ragazzi, di età compresa fra 15 e 17 anni. Sono stati denunciati da persone del quartiere e arrestati in uno scantinato dove avevano cercato di trovare riparo.

Il premier Erdogan ha cancellato il Consiglio dei ministri ed è andato a parlare con gli abitanti di Güngören per portare la sua solidarietà al quartiere e soprattutto per lanciare un messaggio chiaro: il Paese deve rimanere unito. «Non posso parlare di politica da questi microfoni - ha detto il premier - non posso farlo davanti ai morti e davanti al sangue. Ma chiedo che questo sia il giorno della nostra unità nazionale». Tutti, in testa l’Unione Europea, hanno dimostrato subito solidarietà alla Repubblica turca, che spesso ha lamentato scarsa attenzione da parte della comunità internazionale nei confronti del problema curdo.

Intanto, la Corte costituzionale ha iniziato a discutere sulla messa fuori legge del partito di Erdogan per attività anti-laiche. Si è riunita ieri, di primo mattino, nella speranza di guadagnare qualche ora sulla discussione. Il confronto si presenta acceso: di mezzo c’è la sorte del partito di governo e quella di 71 suoi dirigenti, fra cui il premier Erdogan, il presidente della Repubblica Abdullah Gul, 38 parlamentari e svariati ministri. La maggior parte del mondo giornalistico e intellettuale si augura che il Partito per la giustizia e lo sviluppo di salvi. Il Paese rischia le elezioni anticipate, con tutto il carico di tensione e contrapposizione che possono comportare. E il popolo turco adesso è stanco e disorientato.