Tutti in carrozza sui treni della storia

Non c’è fretta. Ci vuole il tempo di gustare il paesaggio, fissare i binari che scorrono lenti sotto al finestrino. Tlac-tlac. Il ritmo giusto per osservare i dettagli: il rivestimento del sedile, la maniglia del portellone, le tendine, odore di ferro e di velluto, di ottone e di rame, di pizzi rammendati e un po’ impolverati. Il naso ricorda: nostalgia di soffitta, di una stanza vecchia in cui nessuno mette piede da anni, le tele dei ragni che si fanno compagnia, il pulviscolo che col sole sembra arcobaleno. Basta timbrare il biglietto e salire sul predellino, il treno parte col suo fischio familiare, inizia il suo viaggio dal sapore rétro. Sono migliaia gli italiani che, ogni anno, scelgono di riscoprire il fascino di una locomotiva antica, la dolcezza di macinare chilometri sulle rotaie senza il pensiero del ritardo al lavoro, della coincidenza che resterà un miraggio. Famiglie, gruppi di studenti o di amici, patiti del turismo alternativo o appassionati di vecchi treni trascorrono qualche ora sulle antiche strade ferrate della penisola, a bordo di vagoni recuperati all’oblio e alla ruggine, ristrutturati e rimessi in libertà di muoversi fra piccole stazioni ormai deserte, di quelle dove nemmeno il locale si ferma più, ma che tornano a vivere grazie ai nuovi passeggeri.
COME L’ORIENT-EXPRESS
In Liguria è la tratta Genova-Casella ad attirare i turisti: lungo la linea, rinnovata di recente, corrono i vagoni dell’Orient-Express, il treno reso mitico dalla fantasia di Agatha Christie e dall’agente segreto 007. Carrozze di storie e di sapori orientali, di misteri e atmosfere barocche, che trasportano i passeggeri nelle valli liguri, a spasso fra boschi tranquilli e paesini. Ogni anno i visitatori sono duecentocinquantamila: si fermano al Parco urbano delle Mura, ai piedi del Forte; al casello di Sardorella, immerso nel verde e ristrutturato come una vecchia stazione, con caminetto e strutture attrezzate per aperitivi, pic-nic e barbecue; o a Sant’Olcese Chiesa, da cui partire per esplorare la zona e assaggiare il famoso salame. I più romantici scelgono il trenino per il banchetto di nozze: sposi e invitati festeggiano a bordo, magari fanno tappa in qualche stazione lungo il tragitto, sorseggiano un vino o un aperitivo e poi riprendono il ricevimento ferroviario. Se gli ospiti sono molto numerosi, si può persino chiedere di aggiungere qualche carrozza.
LA TENDENZA
L’Italia scopre il fascino dei treni della storia, un po’ come è successo nel resto del mondo, dove le locomotive più suggestive sono ormai nel mirino dei turisti, attratti da viaggi in tutta lentezza circondati da comfort e leggenda. I vagoni dell’Orient-Express hanno ripreso a trasportare i passeggeri in un lussuoso Grand tour da Londra a Venezia, passando per Parigi, Zurigo e Innsbruck (ma ci sono anche percorsi alternativi, fino a Istanbul oppure con tappa a Bucarest o Budapest), i patiti dell’Australia prendono d’assalto due linee continentali come la Sydney-Perth (la cosiddetta Indian Pacific, che collega i due oceani) o la recente Ghan, che unisce Adelaide, a Sud, con Darwin all’estremo Nord; i più avventurosi e resistenti possono provare ad affrontare i novemila e duecento chilometri della Transiberiana, che unisce Mosca a Pechino attraversando tutta l’Asia. L’Italia però fa a modo suo: non punta tanto sul lusso sfrenato quanto sulle tradizioni locali, su tratte non interminabili, che si possono percorrere in un weekend o una domenica e su prezzi accettabili anche per chi si voglia soltanto togliere la curiosità.
IL FASCINO DEL VAPORE
L’Associazione ferrovie turistiche gestisce due linee, una in Lombardia e una in Toscana. Sono circa dodicimila i passeggeri per ogni tragitto, uno che costeggia il lago d’Iseo e l’altro che attraversa le terre del senese, zone famose in tutto il mondo per la tradizione gastronomica e vinicola, l’arte e la bellezza della natura: in totale, un giro d’affari di circa quattrocentomila euro l’anno.
I turisti, poi, potrebbero essere ancora di più: «Dovremmo puntare sui treni storici a vapore, che sono i più amati - ha spiegato Silvio Cinquini, presidente di Ferrovie turistiche all’Adnkronos - ma, per gli alti costi e i problemi di manutenzione, che sono comunque a carico di Trenitalia, proprietaria dei treni, non sempre è possibile». La soluzione, per ora, è quella di utilizzare automotrici diesel, le «littorine» degli anni Cinquanta e Sessanta: vetture relativamente giovani, ma già velate dalla patina della nostalgia.
MONDI DA SCOPRIRE
I treni dei desideri, come quello di Azzurro, vanno all’incontrario: nel tempo e nello spazio, portano lontano, dove soltanto loro possono arrivare. Il Trenino verde attraversa la Sardegna, si intrufola fra la vegetazione, corre lungo viadotti, le vecchie case cantoniere, le stazioni disabitate di fine Ottocento, seguendo quattro itinerari: da Mandas ad Arbatax e da Isili a Sorgono, nel cuore dell’isola, da Macomer a Bosa e, nel Nord, da Sassari a Palau. Il trenino è ormai un’istituzione, i passeggeri sono settantamila l’anno: in carrozza i turisti possono scoprire foreste, laghi, siti archeologici e costiere mozzafiato, zone selvagge che, altrimenti, rimarrebbero nascoste, perché l’unica ad arrivare è la strada ferrata.
I vecchi treni non temono di avventurarsi nei boschi o in alta montagna. Il Bernina express scavalca le Alpi da Tirano a Sainkt Moritz, con il rosso fiammante che scintilla sulla neve. Dalla parte opposta della penisola, sulla Sila, una antica locomotiva a vapore unisce Camigliatello a San Giovanni in Fiore e fra pini, laghi e profumi del parco nazionale si arrampica fino a San Nicola-Silvana Mansio, la stazione più alta d’Europa, a mille e quattrocento metri d’altezza. Una sosta, poi di nuovo tutti in carrozza. Uno sbuffo e si riparte, lenti lenti. Il viaggio è ancora lungo, il bello è goderselo tutto.