"A tutti i miei studenti faccio amare i numeri con l'aiuto della Bellucci"

Una vita dietro la cattedra come il prof dell'«Attimo fuggente». I suoi ragazzi però hanno imparato a progettare tutto: droni e occhiali

Gianni Mazzonetto entra in classe, appoggia il registro sulla cattedra e comincia la sua lezione. «Ragazzi - chiede - vi piace Monica Bellucci?». Dai banchi si alza un unico coro di «siiiii». «Ecco, allora sappiate che anche Monica Bellucci è matematica». E voilà, è un attimo che la materia più ostica per eccellenza acquisti un appeal tutto suo. Da astratte, logiche e noiosissime, le formule diventano una traduzione in numeri del reale e aiutano a spiegare l'armonia delle forme, le proporzioni, il rapporto tra misure. Perchè no, anche quelle della Bellucci.

Benvenuti nel mondo della matematica creativa insegnata da Mazzonetto, il prof stile «Attimo Fuggente» che tutti gli studenti d'Italia vorrebbero avere. Perché un conto è entusiasmare gli adolescenti con poesie che parlano dritte al cuore, come fece Robin Williams al cinema. Ben più difficile farlo con equazioni e frazioni. Lui ci riesce alla facoltà di Design industriale dell'università Iuav di Venezia e al collegio Pio X, dove dirige il dipartimento di matematica e fisica e dove ha insegnato per vent'anni. I suoi studenti, dal 15 ai 24 anni, sono in grado di progettare droni, occhiali, pattini, volanti per auto da corsa, scarponi da sci che si chiudono sfruttando il peso del corpo. E qualcuno è anche riuscito a brevettare un paio di idee. «Un mio studente, 15 anni - racconta il prof - ha costruito un aereo con un'apertura alare di cinque metri e lo farà volare a breve. Durante la mia ultima lezione, prima dei saluti, mi ha detto che mi vuole bene come ne vuole a suoi genitori. È stata una delle poche volte nelle mia vita in cui ho pianto».

Come può un docente trasformare degli adolescenti in mini ingegneri? «Ho un solo segreto: si chiama passione» la fa semplice lui che i numeri li fa parlare, li rende palpabili, li trasforma in un mezzo per dare forma a una buona idea. Insomma, ha trovato la risposta alla domanda che generazioni di studenti si sono sempre poste durante le ore di mate: «Ma a che mi serve studiare questa roba?». Per spiegare il brivido segreto dei calcoli, Mazzonetto, che è anche sciatore provetto e giocatore di tennis, usa la metafora dello sport: «Risolvere un problema è come vincere una partita. È strategia, scoperta, è assaporare un successo, è adrenalina».E ai professori dà un consiglio, sempre: «Per far capire la matematica ai ragazzi, dovete farvi voler bene. Se uno studente ha problemi a casa o ha la mente occupata da altro, non potrà mai ascoltare né capire i numeri. Prima di mettersi a spiegare una regola, bisogna creare una relazione affettiva». Fosse per lui, Mazzonetto getterebbe via i libri di testo (altro tocco alla Attimo Fuggente) e userebbe solo ed unicamente i computer, indispensabili per realizzare i progetti, senza disdegnare nemmeno le calcolatrici. «Che senso ha perdere tempo in calcoli inutili fatti a mano? Quelli affidiamoli al computer. Piuttosto insegniamo ai ragazzi i programmi informatici con cui possono scatenare la fantasia».

Per spiegare i logaritmi, Mazzonetto innanzitutto tranquillizza gli studenti: «State sereni, hanno spaventato tutti, sempre. Ma sono un gioco, inventato per trasformare le divisioni in sottrazioni e le moltiplicazioni in addizioni». E la classe, dopo una semplice mezz'ora di spiegazione, li sa maneggiare con la facilità di un giochino sulla Settimana enigmistica da fare sotto l'ombrellone. C'è solo una cosa su cui il prof non transige: la precisione del linguaggio scientifico. «Dico sempre ai ragazzi che non possono parlare come se fossero cresciuti in una stalla. Non voglio sentire cioè, praticamente. Quelle parole sono la distruzione della matematica, sono il Renzi della politica, distruggono tutto il lavoro fatto». E, a proposito di politica, lui ci ha provato a farsela piacere ed è stato anche presidente della Provincia di Treviso per tre anni. «I tre anni più lunghi della mia vita, li ricordo come fossero stati tre secoli». A candidarlo furono i suoi studenti: lui, volo noto delle piste da sci (nel 95 vinse i campionati mondiali di sci dei giornalisti. «Si, sono anche giornalista») era il personaggio perfetto per intercettare i voti del mondo sportivo. E così fu: dalla cattedra si trovò catapultato sullo scranno del Consiglio provinciale. «Licenziai 65 dipendenti, avevo visto delle cose che non mi piacevano affatto. Un ingegnere che mandai via fu fatto assessore. Poi chiusi sette scuole perché c'erano tre allievi in croce e professori strapagati per niente. Ero un inetto ma reagivo alle cose con l'onestà di una persona normale. Non smettevo di scandalizzarmi davanti a sprechi e abusi. Insomma, dopo poche settimane che ero presidente, avevo tutti contro. Però riuscii a costruire un sacco di strade a Treviso. Merito della mia amicizia con la famiglia Benetton».

Tra gli alunni del prof c'è anche Tobias Benetton, figlio di Deborah Compagnoni, che a 15 anni, assieme al compagno Nicolò De Longhi, ha inventato gli scarponi senza ganci. Altro che equazioni, qui si sta parlando di matematica creativa, materia ancora facoltativa ma da settembre obbligatoria nel prestigioso liceo veneto. «Mettiamola così - spiega l'insegnante - Rimanendo sempre in ambito sciistico è come se la matematica tradizionale fosse una sciata in pista. Quella creativa invece è una sciata fuori pista. Per affrontarla bisogna avere le base assodate, stare attenti ma anche essere più avventurosi e fantasiosi». Resta valido l'assioma più importante: il gioco, con le sue regole. Stabilite quelle, con i numeri si può fare ciò che si crede: si crea, ci si diverte, si immagina. O almeno, lui ci fa ciò che vuole. Mazzonetto è uno di quelli che vede una «realtà aggiuntiva» attorno a ogni forma, fatta di numeri, esponenti, frazioni e equazioni. «Per me tutto è matematica. Quando ero studente non esisteva la calcolatrice e facevamo tutto a mano. Io ero bravissimo a fare i calcoli. Pensi che il professor Giuseppe Colombo, esperto di ingegneria spaziale, quando fu mio professore mi usava per fare i calcoli. E con lui si parlava di traiettorie spaziali, non di robetta».