Strategie, all'estero vince il food "bello e ben fatto"

Tuttofood: nuovi mercati per rispondere alla crisi. I settori dolciario e dell'olio di qualità conquistano nuove quote di mercato. E dagli Stati Uniti altre opportunità con l'apertura allimportanzione di salumi a breve stagionatura

La strada dell'export per l'agroalimentare italiano e per le imprese del settore, in questo momento è obbligata. La lunga crisi che ha colpito il mercato interno non lascia alternative se si punta alla crescita possibile che è comunque favorita dall'apprezzamento sempre crescente del made in Italy, legato alle eccellenze, alla qualità, all'unicità che riguarda non solo l'industria, ma anche le piccole e medie imprese. I dati di settore sono eloquenti e spiegano anche l'importanza di un appuntamento come Tuttofood a Fiera Milano dal 19 al 22 maggio: il valore dell’export è stato di 24,8 miliardi di euro nel 2012, con un incremento dell’8%, comunque inferiore a quello dei due anni precedenti, che era circa il 10% (dati Federalimentare), mentre sono in discesa i consumi alimentari delle famiglie italiane in casa e fuori casa: la Fipe stima infatti che nel 2012 il consumo di generi alimentari tra le mura domestiche si è attestato al -3%, nel fuori casa il calo al 2,5% rispetto al 2011. Anche l’andamento dei settori presenti a Tuttofood, conferma il trend negativo riguardo alla variazione delle vendite a volume del 2012 sul 2011: le vendite della carne perdono il 2,1%, i salumi l'1,1, il lattiero caseario lo 0,4, i surgelati lo 0,7. Bene solo gelati e dolciario, entrambi con crescita nelle vendite dello 0,9%, e il biologico, i cui volumi di vendita crescono del 5,6% (dati Iri).

Tuttavia ancora una volta l’esportazione sembra dare prospettive molto positive: è il caso del settore dolciario, primo polo dell’industria alimentare italiana, che ha chiuso il 2012 con un fatturato di circa 17 miliardi di euro con le esportazioni cresciute del 6,2% in volume e dell’11% in valore: principali mercati di riferimento sono la Francia e la Germania, che hanno assorbito rispettivamente 135.000 tonnellate di prodotti (per un valore di circa 528 milioni di euro) e 113.000 tonnellate (per 356 milioni di euro), mentre tra i Paesi extra europei primo mercato sono gli Stati Uniti con 30.933 tonnellate importate per circa 130 milioni di euro di valore (dati Aidepi).

Vola anche la bilancia delle esportazioni del settore olivicolo. L'olio italiano guadagna il 3,5% in termini di quantità vendute all’estero nel 2012 rispetto al 2011 con la qualità al primo posto: perché il 70% del prodotto esportato è extravergine. Tra i maggiori mercati figurano gli Stati Uniti (+4%rispetto al 2011), la Germania (+3,2%) e il Giappone (+20%) a cui si aggiungono non da molto tempo Cina e Russia sono segnalati come i mercati più recenti (+18%) per l’olio italiano (dati: Unaprol). Sempre parlando di opportunità di export, buone prospettive arrivano dagli Stati Uniti che dal 28 maggio apriranno all’importazione di salumi a breve stagionatura (provenienti da alcune regioni del centro-nord), per una crescita potenziale dell’export di 10 milioni di euro nel 2014 (dati: Assica). Quello degli Usa è un mercato già molto sensibile alla qualità italiana: nel 2012 sono stati infatti esportati dall’Italia agli Usa oltre 5.800 tonnellate di salumi, per un valore di 68 milioni di euro con un incremento del 29% sul 2011, sempre in termini di valore.

Questa prospettiva di crescita all’estero chiede alle aziende italiane uno sforzo sempre maggiore per vendere i propri prodotti fuori dai nostri confini: si stima infatti, in base all'analisi dei trend, che nel 2018, secondo la recente ricerca Confindustria – Prometeia, l'import di prodotti "belli e ben fatti" nei Paesi emergenti crescerà del 47% (54 miliardi di euro in più rispetto ad oggi). Che è una grande opportunità per il food made in Italy, insieme alla moda. Questo spiega l'impegno di Tuttofood sule versante dell'esportazione grazie a incontri mirati e a iniziative volte a fornire alle aziende tutti gli strumenti più utili per migliorare l’internazionalizzazione. Concentrarsi sui mercati internazionali significa infatti essere in grado di identificare strategie di vendita, saper difendere il proprio prodotto da contraffazioni o imitazioni e saper servirsi al meglio di agevolazioni e iniziative di sostegno alle aziende e la manifestazione offre strumenti e opportunità a quanti le sapranno cogliere.