Uccide un connazionale a coltellate: arrestato a Ostia un 37enne romeno

Romeno ucciso da un connazionale per pochi soldi, fermato l’assassino. La vittima era agonizzante sui giardini della Rotonda, a Ostia, quando un automobilista ha chiamato i soccorsi. Purtroppo Aleodor Tudor Sorin, 40 anni, non ce l’ha fatta. Letali le tre coltellate sferrate con violenza inaudita in pieno petto da uno sbandato che viveva con lui nella baraccopoli di Castelfusano. Dramma della povertà sul litorale. Protagonista una coppia di romeni che all’alba di ieri rientrava in bicicletta sul lungomare Lutazio Catulo. A ricostruire la vicenda gli uomini del XIII commissariato intervenuti sul posto assieme agli agenti della squadra mobile. «Il romeno era in un lago di sangue - spiega il vicequestore Rosario Vitarelli - aveva con sé la tessera della mensa Caritas che ci ha permesso l’identificazione». Sono le 5,30 di ieri. Aleodor, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo, ha un diverbio con l’amico. Motivo? Una manciata di euro e una birra negata. I due discutono a voce alta tanto da abbandonare le bici e venire alle mani. Al di là della strada il chiosco che vende panini: alcuni testimoni li vedono azzuffarsi ma nessuno interviene. Improvvisamente il raptus omicida quando il connazionale estrae dal giaccone un coltello, probabilmente a serramanico. Con rabbia lo pianta per ben tre volte nel torace del quarantenne fino a quando la vittima, in fin di vita, cade sull’erba. L’assassino è completamente sporco di sangue, si pulisce alla meno peggio sul maglione di Aleodor, poi si toglie la giacca macchiata e fugge. In polizia denuncerà di esser stato rapinato. L’arma del delitto, cercata a lungo fra le siepi che circondano la Colombo, scomparsa. Trasportato su un’ambulanza del 118 all’ospedale Grassi, l’uomo accoltellato muore poco dopo per le gravi lesioni. Iniziano i primi interrogatori nell’ambito della comunità romena che frequenta la mensa dei poveri sul lungomare Paolo Toscanelli. Vengono ascoltati il titolare della panineria, il passante che ha dato l’allarme, la moglie di Aleodor. È la donna a raccontare che il marito era uscito assieme al sospetto. Per i conoscenti Aleodor era una persona onesta: da tempo in Italia, faceva l’operaio nei cantieri edili della zona. Lo stesso il presunto carnefice, Dinu Paraschiv, 37 anni, un gran lavoratore ma con il vizio dell’alcol. L’indiziato numero uno viene rintracciato nel primo pomeriggio. Caduto in numerose contraddizioni, viene sottoposto a fermo di polizia giudiziaria g per omicidio di primo grado, aggravato dai futili motivi.