Il procuratore generale Barakat è stato ucciso in un attentato al Cairo

L'esplosione di un ordigno ha investito la sua automobile. Era stato nominato nel 2013, prima della presidenza Sisi

Ferite lievi. Una situazione gravissima. Per ore si sono rincorse voci sullo stato di salute di Hisham Barakat, il procuratore generale egiziano. Poi, intorno alle tre del pomeriggio, la conferma del suo decesso, per le conseguenze di un attentato che ha colpito l'automobile su cui viaggiava.

Uscito di casa questa mattina, Barakat si stava dirigendo al lavoro, quando è esploso un ordigno che ha investito in pieno l'auto su cui viaggiava. L'esplosione nella zona di Heliopolis, vicino all'accademia militare e a pochi minuti d'auto dall'aeroporto internazionale della città.

La bomba che ha ucciso il procuratore sarebbe stata fatta detonare a distanza. Una forte emorraggia interna, danni ai polmoni e allo stomaco ne hanno provocato la morte all'ospedale el-Nozha.

Le responsabilità

A rivendicare il colpo sarebbe stato un gruppo conosciuto come Resistenza popolare di Giza, già responsabile in passato per altri attacchi, ma di profilo politico ben inferiore. A febbraio avevano dato alle fiamme una filiale della Banca nazionale di Dubai e un punto vendita del fast-food statunitense Kentucky Fried Chicken.

Generalmente implicati in attacchi in funzione anti-governativa, in segno di protesta contro il golpe militare, se la prima ipotesi fosse confermata potrebbero per questo avere scelto di agire alla vigilia del secondo anniversario dal colpo che portò Sisi al potere in Egitto.

La portata dell'attacco fa però dire a qualcuno che o le capacità del gruppo e i loro obiettivi sono cresciute drasticamente o la rivendicazione non è realistica. Un account twitter legato alla Resistenza popolare ha negato la rivendicazione comparsa su facebook, aumentando i dubbi.

Chi era Barakat

Hisham Barakat era stato nominato procuratore generale a luglio 2013, nel periodo della transizione guidata da Adly Mansour, che ha traghettato l'Egitto dalla presidenza di Mohammed Morsi a quella del generale Abdelfattah al-Sisi, attuale leader del Paese nordafricano. Le celebrazioni, al momento, sono state cancellate.

Figura importante dell'amministrazione pubblica per il suo ruolo, Barakat era considerato uno degli architetti della lotta contro il dissenso in Egitto. Aveva permesso l'incarcerazione di migliaia di oppositori. Molti dei casi da lui seguiti si sono conclusi con condanne a morte per presunti sostenitori dell'ex presidente Morsi.

Barakat è la prima vittima di questo spessore in molti anni. Nel 2013, a settembre, un'autobomba era detonata a Nasr City, colpendo il convoglio dell'allora ministro dell'Interno, Mohamed Ibrahim Moustafa. L'attentato, a cui l'uomo era scampato, era stato rivendicato da Ansar Bayt al-Maqdis, gruppo jihadista del Sinai che si è poi unito al sedicente Stato islamico.