Ue, l'Irlanda dice "no" al Trattato di Lisbona

Il "no" ha vinto il referendum
irlandese sul Trattato di Lisbona con il 53,4% dei voti, contro
il 46,6 del "sì". Affluenza al 51,26%. Barroso: "Avanti con le ratifiche". Napolitano: "Avanti con le ratifiche, fuori chi vuole bloccarne la costruzione"

Dublino - Il "no" ha vinto il referendum irlandese sul Trattato di Lisbona con il 53,4% dei voti, contro il 46,6 del "sì". Lo ha annunciato la rete pubblica Rte. Per il No hanno votato in 862.415, per il Sì 752.451. L’affluenza è stata del 51,26% degli aventi diritto.

Barroso "Bisogna andare avanti con le ratifiche del Trattato". Lo ha detto il presidente della Commissione Ue Jose Manuel Durao Barroso, in un incontro stampa a Bruxelles. "Il Tratto è vivo, non è morto" ha aggiunto.

L'Ue "La Commissione europea ha fatto quello che doveva e quello che poteva" per incoraggiare gli irlandesi a votare sì al Trattato di Lisbona. Nel corso della conferenza stampa quotidiana della Commissione il portavoce dell’esecutivo Johannes Laitenberger non ha voluto commentare i primi exit poll spiegando: "Non penso che sia appropriato fare commenti a questo stadio. La Commissione ha fatto quello che poteva e quello che doveva ma la ratifica non è una cosa che devono fare le istituzioni europee bensì gli Stati membri".

Napolitano Dopo la bocciatura del Trattato di Lisbona nel referendum in Irlanda, "non si può ora neppure immaginare di ripartire da zero. Nè si può pensare che la decisione di poco più della metà degli elettori di un Paese che rappresenta meno dell’1% della popolazione dell’Unione possa arrestare l’indispensabile, ed oramai non più procrastinabile, processo di riforma". In una nota il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fa sapere che "l’iter delle ratifiche dovrà andare avanti fino a raggiungere in tempi brevi la soglia dei 4 quinti, perchè il Consiglio europeo possa subito dopo (secondo l’art. 48 del nuovo Trattato, ndr) prendere le sue decisioni". "È l’ora - afferma con forza il capo dello Stato - di una scelta coraggiosa da parte di quanti vogliono dare coerente sviluppo alla costruzione europea, lasciandone fuori chi minaccia di bloccarla".

Fini "Siamo in attesa dei risultati del referendum irlandese. Se davvero l’Irlanda dovesse bocciare il Trattato di Lisbona, ci troveremmo in una situazione di crisi delle istituzioni europee senza precedenti. Per questo auspichiamo che l’esito sia positivo" ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Berlusconi "Capire che cosa succede dopo il voto in Irlanda". Silvio Berlusconi ha mostrato nel corso del cdm più di una preoccupazione sulla vicenda del referendum irlandese. A dare la notizia del probabile no al trattato di Lisbona è stato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che ha spiegato la situazione. Sul punto sarebbe intervenuto il collega per la Semplificazione, Roberto Calderoli, che avrebbe fatto notare come, alla luce della consultazione irlandese, bisognerebbe ripensare l’Europa così come è stata concepita fino a oggi. Il ministro delle Politiche Ue Andrea Ronchi non ha nascosto, uscendo da Palazzo Chigi, la sua "preoccupazione" per il probabile esito negativo del referendum irlandese.

Frattini "Si tratta di un grave colpo alla costruzione europea, che per ora non consente l’adozione di decisioni essenziali sulla sicurezza, la gestione dell’immigrazione, la politica energetica o la protezione dell’ambiente". Così il ministro degli Esteri Franco Frattini commenta la bocciatura irlandese di oggi del Trattato di Lisbona.

Le conseguenze Manuel Durao Barroso l’ha già detto con chiarezza: non esiste un "piano B" in caso di bocciatura del Trattato da parte irlandese. Né appare valida l’ipotesi secondo cui la ratifica potrebbe avvenire ugualmente per via parlamentare fra un paio di mesi, come accadde nel 2001. Dublino ha già smentito perché teme che il fronte del no scenda in piazza. Intanto sono messe in dubbio le ratifiche parlamentario di Gran Bretagna e Polonia. La possibilità più concreta è che riprenda il negoziato come accadde nel 2005 dopo la bocciatura della Costituzione con il referendum di Francia e Olanda. Di certo si allungano i tempi per il partenariato con la Russia e per la presidenza forte auspicata da leader come il presidente francese Nicolas Sarkozy. Per non parlare del rapporto euro-dollaro a pochi mesi dal cambio della guardia alla Casa Bianca.