Ultimatum dei ribelli a Gheddafi: "Via in 72 ore" E dall'Italia Bossi "boccia" l'intervento militare

<p>
Il capo del Consiglio
nazionale provvisorio libico costituitosi a Bengasi lancia un ultimatum al raìs. L’aviazione fedele a Gheddafi torna a
colpire l’hub petrolifero di Ras Lanuf. Gli insorti potrebbero non avere più carburante entro una settimana. <strong><a href="/streaming_aljazeera.pic1" target="_blank">CRONACA IN DIRETTA
</a></strong>
</p>

Tripoli - Il capo del Consiglio nazionale provvisorio libico costituitosi a Bengasi, l’ex ministro della giustizia Mustafa Abdel Jalil, ha detto alla tv satellitare Al Jazeera che se Muammar Gheddafi "lascia il Paese entro 72 ore, e ferma i bombardamenti, noi non lo perseguiremo" per i suoi crimini. Jalil ha aggiunto che "non sono in corso trattative dirette con Gheddafi e questa proposta la lancio ora attraverso i media" ed ha giustificato il suo ultimatum affermando che "è necessario arrivare ad una soluzione che eviti ulteriori spargimenti di sangue".

Situazione caotica E' difficile fare un punto della situazione preciso senza incorrere nel rischio di fare da megafono alla propaganda dell'una o dell'altra parte. L'ultimo "dubbio" sorge sulla trattativa tra i rivoltosi e Gheddafi. Nonostante la smentita della tv di stato gli insorti ribadiscono: dal colonnello è venuta un’offerta: se il raìs lascia potrebbe avere in cambio l’impunità. Intanto si apprende che i ribelli di Bengasi avrebbero avviato colloqui indiretti con gli Usa. Lo ha riferito all'emittente tv al Arabiya Mustafa Abel Jalil, presidente del Consiglio Nazionale di Liberazione di Bengasi. Sul campo la situazione per ora non cambia e anche questa mattina l’aviazione di Gheddafi è tornata a colpire l’hub petrolifero di Ras Lanuf. Bersagliati dall’aviazione i ribelli hanno il timore di rimanere senza combustibile nel giro di una settimana, a causa della cessazione delle attività nelle raffinerie della regione. Un ufficiale dello stesso governo, Tarek Bu Zaqiya, ha ammesso che ci sono scorte solo per una settimana, precisando che "c’è un piano per far fronte al problema", senza però volerne precisare i dettagli.

Ancora bombe su Zawiyah Le forze fedeli al raìs hanno sferrato un nuovo bombardamento con l’artiglieria pesante contro Zawiyah, a una quarantina di chilometri a sud-ovest di Tripoli, ancora in mano agli insorti nonostante un assedio in corso da cinque giorni e ripetuti raid lealisti dal cielo e da terra. L’ennesimo attacco è stato riferito da al-Jazeera, l’emittente satellitare del Qatar, malgrado poco prima avesse affermato che la città era infine caduta. I fatti, dunque, parrebbero smentire la precedente versione. La televisione pan-araba ha aggiunto che Zawiyah è stata ulteriormente circondata dalle truppe governative. Da giorni la roccaforte dei ribelli in Tripolitania è isolata dal mondo esterno: non ci sono linee telefoniche funzionanti né segnali per la telefonia mobile. E sul posto non sono presenti giornalisti.

Il regime nega la trattativa Tripoli ha seccamente smentito la notizia riguardante un’offerta di negoziato avanzata da Gheddafi ai rivoltosi. Lo ha dichiarato alla France presse un funzionario del governo sotto anonimato. Da Bengasi, anche l’ex ministro della Giustizia Mustafa Abdel Jalil, oggi a capo del Consiglio nazionale dei rivoltosi, ha fatto sapere che Gheddafi non ha inviato alcun delegato per trattare con l’opposizione, precisando invece che alcuni avvocati di Tripoli si sono proposti come intermediari. "È molto irritante commentare una simile sciocchezza", ha detto il funzionario del regime. I rivoltosi di Bengasi dal canto loro hanno ribadito che non ci potrà essere alcun negoziato fino a quando Gheddafi rimarrà al potere.

Diplomazia a lavoro Francia e Gran Bretagna premono sull’acceleratore per preparare una bozza di risoluzione da presentare entro breve tempo in Consiglio di Sicurezza, con l’obiettivo di creare una no-fly zone sul paese Nordafricano. "La Nato sta considerando diverse opzioni, compresa la possibilità di operazioni militari" in Libia, ha confermato il presidente americano Barack Obama, che deve far fronte però alle resistenze della Russia. Dopo la Lega Araba, questa mattina anche l’Organizzazione della conferenza islamica ha dato il suo assenso alla imposizione di una no fly zone. Sul terreno, la giornata di ieri non aveva fatto registrare svolte: le forze ribelli hanno perso il controllo di Ben Jawad ma resistono a Misurata e Zawiyah, nonostante i rinnovati attacchi delle truppe governative; Ras Lanuf è stata colpita da un raid aereo che avrebbe causato diverse vittime civili.

Lite tra i figli del raìs: spari in caserma La famiglia Gheddafi sarebbe spaccata in due, tra i figli del leader libico favorevoli a usare "tutti i mezzi militari" per reprimere la rivolta e altri invece contrari e disponibili invece a trattare con i ribelli. Lo riferisce il quotidiano panarabo Asharq al Awsat, che cita un testimone oculare degli scontri avvenuti quattro giorni fa all’interno della caserma di Bab al Aziziya, a Tripoli, dove sarebbero asserragliati Gheddafi, i suoi figli e i suoi più stretti collaboratori. La fonte citata dal giornale, identificata solo col nome di battesimo Fares e che sostiene di aver avuto conferme del suo racconto da "amici, alti ufficiali dell’esercito libico", afferma che "intorno alle cinque della mattina" di venerdì scorso, "una fitta sparatoria si è consumata all’interno della caserma" in seguito a un litigio scoppiato tra i figli di Gheddafi. Secondo la fonte, "Sayf al Islam, Saadi, Motassem e Khamis appoggiano il piano di Gheddafi di schiacciare con tutti i mezzi militari disponibili la rivolta popolare, mentre gli altri tre figli Aisha, Hannibal e il primogenito Muhammad si oppongono".

Bossi e il no all'intervento militare "Allora sì che scapperebbero tutti da noi. Vanno aiutati lì, con viveri e medicinali". Umberto Bossi esclude l’intervento militare per risolvere la crisi libica. Conversando con i cronisti a Montecitorio, il leader della Lega Nord sottolinea che, l’Italia non sarebbe in grado di accogliere un gran numero di immigrati perché "non c’è trippa per gatti". Se dovesse andar male l’intervento, comunque "c’è il piano B" ma, precisa Bossi, "non voglio togliere il lavoro a Maroni; è una sua competenza".