Ultime ore per "avvisare" Prodi Affluenza in calo, si vota fino alle 15

Record di votanti a Verona, dove il centrosinistra si gioca il sindaco. <strong><a href="/a.pic1?ID=181227">Prodi ironizza</a></strong> dopo le critiche per il suo intervento di sabato ma il Polo lo denuncia all'Authority delle Comunicazioni. <strong><a href="/a.pic1?ID=181229">I rapporti di forza</a></strong>

Roma - Ogni elezione, anche la più periferica, in Italia ha la capacità di essere letta in chiave nazionale. Così, non c’è dubbio che gli oltre dieci milioni di cittadini che tra ieri e oggi andranno alle urne per eleggere sindaci e presidenti di Provincia saranno un test importante per la tenuta della maggioranza e per le speranze dell’opposizione. Una sorta di midterm elections, come vengono chiamate negli Stati Uniti le elezioni per il Congresso che arrivano a metà del mandato presidenziale e misurano, di fatto, il gradimento degli americani verso la Casa Bianca. D’altra parte, una tornata elettorale che coinvolge quasi un quinto della popolazione difficilmente potrebbe passare inosservata. Così, dopo la conferma del centrodestra in Sicilia di quindici giorni fa, questo fine settimana la partita si gioca soprattutto al Nord.
Con i dati sull’affluenza che nelle sette province e negli oltre 850 comuni dove si vota fanno registrare un deciso calo rispetto alla tornata precedente. Più leggero nella rilevazione delle dodici, netto in quella delle 19 e delle 22, quando alle provinciali avevano votato solo il 40,4 per cento degli aventi diritto contro il 47,2 delle precedenti consultazioni e alle comunali il 54,3 contro il 58,3. Insomma, un calo che varia tra il 4 e il 6,8 per cento. E coinvolge anche i 21 Comuni siciliani chiamati al ballottaggio, dove alle 22 l’affluenza è stata del 46,1 per cento contro il 57,4 del primo turno (più di undici punti di meno). Una situazione, questa, difficile da interpretare se nei due schieramenti se ne dà opposta lettura. Nel centrosinistra, infatti, il calo si attribuisce ai soliti elettori vacanzieri del centrodestra che piuttosto che rinunciare al mare hanno preferito non andare alle urne, mentre nell’opposizione si punta sugli scontenti dell’Unione che piuttosto che appoggiare il centrosinistra dopo un anno di governo Prodi hanno deciso di restarsene a casa. Oggi alle 15 inizieranno gli scrutini e scopriremo chi ha ragione.
Il test amministrativo, però, ha anche una sua peculiarità territoriale, visto che le province e i capoluoghi di peso dove si rinnovano presidenti e sindaci sono soprattutto al Nord. Insomma, il governo misurerà il suo gradimento nella parte più produttiva del Paese, quella che nelle previsioni dovrebbe essere la più delusa dalle politiche economiche di quest’ultimo anno. Le Province al voto, infatti, sono Como, Varese, Vercelli, Vicenza, Genova, La Spezia e Ancona. Mentre Genova, Verona, Monza, Alessandria, Parma e Piacenza sono i Comuni capoluogo più importanti. Ma anche scendendo verso il Centro e il Sud Italia, Frosinone, Latina, Rieti, L’Aquila, Lecce, Taranto e Reggio Calabria. Con le partite decisive che restano senza dubbio quelle di Verona e Genova. In Veneto, infatti, il centrodestra spera di portare a casa al primo turno la vittoria del leghista Tosi che dovrebbe battere il sindaco uscente dell’Unione Zanotto, anche grazie a un’affluenza record (59% ieri alle 22). Mentre a Genova la partita è decisamente ardua, ma già una riduzione ai minimi termini di un gap che neanche un mese fa sembrava incolmabile sarebbe considerata dal centrodestra una sorta di vittoria. Nel tentativo di mettere da parte quei dieci punti di scarto che, diceva venerdì scorso Berlusconi a Olbia, «decreterebbero una decisa sconfitta del centrosinistra» e «ci porterebbe a chiedere nuove elezioni».