Uranio, Ahmadinejad: "Scambio ancora possibile Sanzioni? Risposta dura"

Il presidente iraniano alla comunità internazionale: "La questione
sullo scambio di combustibile non è chiusa. Ma dev'essere equo". E
sulle possibili sanzioni: "La risposta sarà dura, li faremo pentire"

Teheran - Bastone e carota. Minacce e proposte di accordo. Non parla mai una lingua sola il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, quando si rivolge alla comunità internazionale. E lascia la porta aperta a un accordo sul nucleare e si dice pronto a sospendere l’arricchimento dell’uranio al 20 per cento. Mentre le sanzioni si avvicinano (oggi anche la Russia non le ha escluse), nuovo colpo di scena a Teheran.

L'apertura di Ahmadinejad Ahmadinejad ha detto che l’ipotesi di scambio di combustibile nucleare, proposta dall’Aiea (l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), è ancora possibile, addirittura anche con gli Stati Uniti, purchè avvenga in maniera simultanea. Dunque, una nuova mossa a sorpresa dall’Iran, che potrebbe essere un’uscita tattica e che comunque è stata accompagnata dalla consueta veemente retorica anti-Occidente: "Se qualcuno agisce contro l’Iran la nostra risposta sarà dura abbastanza da farli pentire".

L'offerta dell'Aiea Ahmadinejad parlava al termine dell’incontro con il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, giunto nella capitale iraniana proprio per un tentativo di mediazione in extremis sulla proposta dell’Aiea. In base a quell’offerta, appoggiata dagli Usa, l’Iran dovrebbe inviare all’estero il suo uranio al 3,5 per cento e recuperarlo successivamente arricchito al 20 per cento. La fornitura gli consentirebbe di mantenere attivo il reattore nucleare per fini medici che produce isotopi radioattivi per curare i tumori. Teheran finora non aveva mai dato una risposta chiara, ma aveva posto delle condizioni bocciate dalle potenze occidentali (per esempio, che lo scambio avvenisse in maniera contestuale e all’interno del territorio iraniano).

La risposta alla Clinton Intanto, il regime degli ayatollah ha voluto rispondere all’allarme lanciato lunedì dal segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, sul rischio che si instauri "una dittatura militare" dei Pasdaran. Lo ha fatto per bocca del suo ministro degli Esteri iraniano, Manouchehr Mottaki, che ha parlato di "un nuovo inganno" e ha respinto al mittente l’accusa: "E' proprio l’America ad essere intrappolata in una sorta di dittatura militare che alimenta la tensione nella regione", ha dichiarato il capo della diplomazia della repubblica islamica. E mentre la Clinton insiste che non ci sono prove che il programma nucleare iraniano sia a fini pacifici, la Russia ha ripetuto che non esclude nuove sanzioni nuove sanzioni se il regime teocratico non fugherà i dubbi della comunità internazionale. Ma mentre sembrano allinearsi con la comunità internazionale, i russi non esitano a collaborare con il regime: tecnici e scienziati russi hanno testato il sistema di protezione ermetica della centrale di Bushehr, la prima del Paese, che sarà operativa a breve. Il consorzio statale russo Atomstroyexport, ha spiegato che la centrale è stata dotata di un rivestimento in acciaio (un globo di 56 metri di diametro) per impedire la fuga di sostanze radioattive nel caso di guasti al primo circuito del reattore e contemporaneamente proteggere la struttura da agenti esterni. Per esempio, un bombardamento.