Usa e Russia di nuovo nemici, ecco la nuova guerra fredda

Bush distratto da Irak e Iran  ha trascurato il Caucaso. Mosca può contare sul petrolio e sul ritrovato prestigio del suo esercito. Il cremlino gigante economico mira a riconquistare i confini dell'ex Urss

Per i giornali è una nuova guerra fredda. Mosca e Washington preferiscono parlare di crisi. Di sicuro sarà lunga e a ruoli invertiti. Dal crollo dell’Unione sovietica del 1991 alla Rivoluzione arancione in Ucraina del 2004, ha vinto la Casa Bianca, ma poi il Cremlino è risorto e con l’intervento nell’Ossezia del Sud ha costretto il mondo a prendere atto della sua ritrovata grandezza. Certo, la Russia non è una superpotenza, non ancora perlomeno; gli Stati Uniti, invece, sì. Ma la competizione ora è riaperta. In questa analisi in sei punti spieghiamo come e con quali prospettive.

Obiettivi geostrategici
I problemi odierni dell’America trovano origine nella guerra in Irak, che doveva essere rapida e facilissima; invece si è trasformata in un tormento che ha assorbito enormi risorse. Poi, nel 2005 è emersa la questione del nucleare iraniano, che ha costretto Bush a focalizzarsi ancor di più sul Golfo persico e in genere sul Medio Oriente. Tutto il resto è passato in secondo piano. La Russia, invece, si è dedicata a un obiettivo prioritario: ristabilire la propria influenza lungo i confini dell’ex Urss e in particolare in Georgia e in Ucraina passate sotto l’ombrello statunitense.
Mosca ha usato l’arma del ricatto energetico, varato sanzioni economiche, accentuato le pressioni politiche; ma solo nel 2008 ha trovato il modo per concretizzare la sue mire, paradossalmente grazie all’Occidente. La parola chiave è: Kosovo. Il 17 febbraio 2008 è caduto un tabù, perlomeno nella Vecchia Europa: per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale la secessione da uno Stato sovrano è avvenuta con l’intervento risolutivo di potenze straniere. Un passo a cui il Cremlino si è opposto, nel timore che lo stesso possa accadere all’interno della Federazione russa (che è un mosaico di etnie e religioni); ma che nell’immediato gli ha offerto l’opportunità di intervenire nell’Ossezia del Sud e dunque di ribadire la propria importanza nell’area. La Georgia è spaccata in due, impoverita, demoralizzata e, soprattutto, difficilmente sarà ammessa nella Nato. Non è tornata ad essese russa, ma non è più del tutto americana.
Potenza militare
In termini assoluti non c’è confronto. Nonostante la retorica bellicosa di Putin, le Forze armate russe appaiono in enorme ritardo rispetto a quelle americane. Per quindici anni Mosca ha destinato risorse irrisorie al budget della Difesa, mentre l’America ha continuato a investire tra il 3 e il 4% del prodotto interno lordo. Il Pentagono oggi dispone di armamenti sofisticati e all’avanguardia. Ma paradossalmente la supremazia tecnologica risulta ininfluente quando occorre affrontare la guerriglia (come in Irak) o difendere un alleato in uno scontro d’artiglieria (come in Ossezia del Sud). La Russia ha invaso parte della Georgia con molti carri armati di vecchia generazione, ma ha dimostrato di saper combattere molto bene una guerra tradizionale come quella di terra.
Credibilità con gli alleati
Nel lungo periodo questo è il danno più grave per gli Stati Uniti. Fino ad oggi l’alleanza con l’America era considerata una sorta di polizza; anzi, uno scudo. Inviolabile. Per i Paesi membri della Nato verosimilmente continua ad essere tale, grazie all’accordo di mutua difesa, ma al di fuori del Patto atlantico non più. A Tbilisi operano regolarmente 130 consiglieri militari e nei giorni scorsi si erano appena concluse esercitazioni militari americano-georgiane; eppure Bush non ha potuto far niente per fermare i russi, dando una preoccupante prova di impotenza. Al contrario, Mosca per la prima volta dall’invasione del 1978 in Afghanistan, è intervenuta militarmente in un altro Paese, attestando di saper nuovamente usare la forza per difendere i propri interessi. L’effetto è doppio: la parola di Washington non è più attendibile, quella di Mosca sì e fa paura. Il prossimo obiettivo potrebbe essere l’Ucraina, altro alleato degli Usa. Come reagirà la Casa Bianca?
Potenza economica
La crisi dei mututi subprime ha messo in seria difficoltà l’economia statunitense. Più in generale la salute finanziaria degli Usa è traballante, a causa del deficit commerciale e di quello interno, coperto grazie agli investimenti stranieri (soprattutto cinesi e giapponesi). I consumatori hanno sofferto per il boom dei prezzi del petrolio, perché il Paese ricorre ampiamente alle importazioni di greggio. La Russia, invece, che dieci anni fa era in bancarotta, oggi grazie alle ingenti esportazioni di gas e di greggio è in crescita esponenziale, non ha più debiti con l’Occidente ed è diventato un Paese creditore. L’America arranca e dipende dall’estero, la Russia è in salute e sempre più autosufficiente.
Intelligence
I servizi segreti americani sembrano essere in profonda crisi: hanno sbagliato in Irak, sottovalutato la rinascita talebana in Afghanistan e l’otto agosto scorso si sono lasciati sorprendere dagli eventi: il presidente georgiano Saakashvili ha verosimilmente agito a loro insaputa e la Cia non ha visto i preparativi militari russi al confine osseto. L’Fsb, erede del Kgb, dopo anni di sconfitte ha dimostrato di essere di nuovo efficace, perlomeno nel cortile di casa.
Stabilità di regime
La Russia ha appena risolto le incertezze legate al dopo Putin: il Parlamento, rinnovato a dicembre, è dominato dal Partito putiniano Russia Unita, mentre al Cremlino è appena stato eletto Dmitri Medvedev, affiancato dallo stesso Putin, ora primo ministro e di fatto presidente ombra. Negli Usa, Bush è a fine mandato, mentre il suo successore verrà eletto in novembre, ma assumerà i poteri solo nel gennaio 2009. I poteri russi sono consolidati, l’America invece per altri cinque mesi sarà in transizione. La nuova guerra fredda inizia sotto il segno del Cremlino.
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