Usa, intoccabile il diritto di portare armi

da Washington

Avere una pistola è un diritto quanto votare: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha revocato il bando alle armi da fuoco in vigore da 32 anni nel District of Columbia, dove si trova Washington. Con cinque voti a favore e quattro contrari, i giudici hanno deciso ieri che una legge del 1976 violava la Costituzione negando il possesso di qualsiasi arma da fuoco agli abitanti di D.C. Senza una licenza, dice infatti la norma, non era possibile fino a poche ore fa nemmeno trasportare pistole e fucili all’interno di un edificio. I membri della Corte Suprema si sono concentrati sul Secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che afferma: «Essendo necessaria per la sicurezza di uno Stato libero una milizia ben regolata, il diritto delle persone ad avere e portare armi non deve essere violato». La frase ha suscitato controversie: si parla del diritto di possesso di armi individuale oppure collettivo, ristretto a una milizia legata allo Stato e quindi soggetta a regolamentazione? La legge in vigore, che vietava il possesso di armi nel District of Columbia, aveva l’intento di arginare il numero delle violenze nella città.
Si tratta di una svolta storica in un dibattito vivo e assai controverso in America. Negli ultimi decenni, infatti, i sostenitori del diritto di porto d’armi individuale si sono opposti a chi invece chiede agli Stati federali e al governo centrale di legiferare sul possesso di pistole per prevenire le violenze ed evitare episodi di crimine ma anche massacri come quello avvenuto alla scuola superiore Columbine nel 1999, quando due studenti armati uccisero 12 compagni, e nel 2007 in un’università in Virginia dove un ragazzo freddò a colpi d’arma da fuoco 32 persone.
La sentenza ha riportato il dibattito sulle armi all’interno della campagna presidenziale. George W. Bush si è dimostrato soddisfatto e il candidato repubblicano John McCain ha parlato di «vittoria storica della libertà prevista dal Secondo emendamento», che definisce, sostiene il politico, il possesso di armi «un diritto fondamentale, intoccabile come il diritto di espressione o d’assemblea». McCain ha accusato il rivale democratico Barack Obama di non essersi voluto unire a lui nel sostenere, nei mesi scorsi, la necessità di una decisione come quella appena presa dai giudici. I repubblicani hanno più volte accusato il senatore di aver assunto posizioni contraddittorie riguardo alla questione. Chicago, la città da cui proviene Obama, ha una delle legislazioni più ferree del Paese in materia di armi. Il senatore ha definito «buona» la sentenza ma ha parlato della necessità di affiancarla a «leggi di buonsenso» che diminuiscano le violenze.