Tra Ussari e «Nasi rossi» la pazza gioia di Ronciglione

Fine settimana al carnevale della cittadina del Viterbese, uno dei più scatenati e folcloristici della regione

Loredana Gelli

Nell’allegro fasto del carnevale ronciglionese tra Ussari, sfilate in maschera e corse di cavalli senza fantino. Ronciglione in questo periodo dell’anno è la meta più gettonata per il divertimento. La bella cittadina della Tuscia sul declivio di un colle a strapiombo sul Rio Vicano, deve il suo appeal maggiore alla vicinanza con il lago di Vico circondato da una ricca vegetazione e dai Monti Cimini coperti di boschi di faggi, cerri, castagni e querce. Non solo luogo preferito dagli amanti dei funghi, che qui trovano qualità ricercatissime dai gastronomi, ma paesaggio ideale per trascorrere un fine settimana all’insegna del relax a cui unire piacevoli scoperte legate alla storia e alla tradizione locale. La città, infatti, vanta origini etrusche, come farebbero presupporre le grotte colombari scavate nel tufo sotto le chiese di Santa Maria della Provvidenza. I ritrovamenti di sarcofaghi e di frammenti architettonici, poi incorporati in edifici posteriori, testimoniano invece che fu un piccolo centro romano. Grazie alla sua posizione strategica sulla via di Roma, nel medioevo, fu un centro di rilievo conteso fra Chiesa e Impero fin dal tempo di Federico II. Subì, come il resto della regione, il dominio di vari signori, fra i quali i Prefetti di Vico e degli Anguillara. Conquistata nel 1465 alla chiesa da Paolo II, fu ceduta, più tardi, da Clemente VII al Cardinale Alessandro Farnese che, divenuto papa Paolo III, la unì al ducato di Castro creato per il figlio Pier Luigi. E proprio sotto i Farnese divenne un importante centro industriale con opifici per il ferro, il rame e l’ottone e con varie cartiere.
Ma veniamo all’evento più atteso dell’anno. Oggi immancabile è l’appuntamento con i balli in piazza e con la storica e scenografica cavalcata degli «Ussari» e la corsa dei cavalli senza fantino per le vie rinascimentali del centro storico. Domani da non perdere la visita guidata ai monumenti del paese, il raduno bandistico e il grandioso corso di gala, la più sfarzosa sfilata di maschere, carri allegorici e gruppi folkloristici di tutto il Viterbese. E per chi può approfittare di un week-end lungo, lunedì è il giorno dei «Nasi Rossi» tipica maschera locale e dei «Fagiolari, Polentari e Tripparoli» che propongono divertenti degustazioni. Martedì grasso, quando «Carnevale jotto se ne và», il globo aerostatico, costruito nei laboratori di carnevale, salverà, simbolicamente, lo spirito del Carnevale, liberandolo nel cielo, dal quale discenderà, pieno di energie, il prossimo anno.
Centro della cittadina è piazza Vittorio Emanuele, detta popolarmente della Nave. In fondo, all’inizio di Via Roma, troviamo la romanica chiesa di San Sebastiano. Dall’altro lato della piazza, si stacca il corso Umberto I con la settecentesca ex chiesa di Santa Maria degli Angeli detta del Collegio. Più avanti si può ammirare il secentesco oratorio della Santissima Annunziata, detto di San Costanzo e la piazza del Duomo con al centro la fontana attribuita al Vignola. Oltre al Palazzo Apostolico e all’edificio barocco del Duomo, di particolare interesse è il borgo medievale con le sue romantiche e rinascimentali case, le viuzze, le chiese medievali, attraversato da due vie diritte, la via del Borgo di Sopra e la Via Borgo di Sotto, raccordate alla fine. Sempre su disegno del Vignola è l’elegante porta Romana. Va segnalata infine, poco fuori Ronciglione, la chiesa basilicale di Sant’Eusebio.