Vaccini o no? Non è roba da magistrati

Caro direttore, da una parte abbiamo il ministero della Salute che spinge alla vaccinazione, per evitare le gravi epidemie che da queste verrebbero ovviate. Dall'altro abbiamo dei magistrati che condannano delle strutture mediche per aver fatto quello che dal ministero viene imposto. Poiché trattasi di materia opinabile, e che la versione dello Stato tramite le sue strutture dovrebbe essere univoca e determinante, su che cosa si basano i giudici per emettere le loro sentenze?

Fulvio Bellani

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Caro Fulvio, quando ho avuto l'idea di prendere questa rubrica lasciata in eredità al Giornale da Paolo Granzotto, non pensavo di dovermi inventare tuttologo, etichetta che non mi si addice e della quale farei volentieri a meno. Accetto comunque di partecipare alle vostre curiosità e provocazioni con lo spirito di chi non ne sa più di voi ma esprime la propria opinione che vale alla pari di altre. Per esempio di vaccinazioni non so nulla, se non che io e la mia generazione abbiamo varcato l'adolescenza al motto di: «Adesso sei grande e vaccinato, tocca a te». Qualcosa, questa saggezza popolare vorrà pur ben dire. E in effetti nessuno per decenni ha mai messo in dubbio la validità della prevenzione a malattie che fino a poco prima erano causa di mortalità infantile e fonte di grande paura sociale. Poi è scoppiata la polemica, immagino in conseguenza di effetti collaterali, anche gravi, che in qualche caso hanno colpito il vaccinato. Non sono un medico, ma so che qualsiasi medicina, dall'Aspirina in su, in determinate circostanze può fare più male che bene, cosa che è anche scritta sul bugiardino, il foglietto illustrativo delle caratteristiche del farmaco. E allora che facciamo? Rinunciamo ai farmaci e torniamo al Medioevo, così moriamo di malattia e non di rarissime controindicazioni? Io direi di no. Io sono per affidarsi alla chimica, statisticamente più sicura della paura, e comunque la responsabilità di vaccinare o no i ragazzi deve restare in capo ai genitori, non certo ai magistrati o allo Stato.