Vaccini, una strategia globale per l’Italia

di Luigi Cucchi

Finalmente il piano vaccini. Il coordinamento interregionale per la prevenzione ha approvato il nuovo piano nazionale per la prevenzione vaccinale.
Un documento che rappresenta l’impegno formale ad affrontare in modo uniforme, su tutto il territorio nazionale, la lotta contro le malattie da pneumococco, la meningite, a rafforzare la lotta contro l’Hpv, nonché ad avviare un programma congiunto contro la varicella. Sono indicate le azioni comuni a livello nazionale, saranno poi le Regioni a deciderne le modalità di applicazione concreta sul proprio territorio.
Il governo e lo Stato hanno esercitato il loro ruolo di tutela uniforme della salute dei cittadini in tutto il Paese, le Regioni si sono impegnate a rispettarlo. La scelta è stata fatta, ora il prossimo passaggio, è la definitiva approvazione in Conferenza Stato-Regioni.
In Italia l’ultimo piano nazionale per i vaccini risale al 2005-2007. Proprio durante il congresso di Sanità pubblica è venuta la richiesta di una maggiore attenzione a quest’area della prevenzione: «Nel nostro Paese meno dell’un per cento della spesa sanitaria finanzia la prevenzione - ha affermato Walter Ricciardi, presidente della Società europea di Sanità pubblica - e la spesa per i vaccini è pari a quella per il quinto antibiotico più utilizzato, nonostante sia riconosciuto che i vaccini fanno risparmiare anche in termini di risorse economiche, oltre ovviamente a salvare vite umane».
Una maggiore attenzione alla prevenzione potrebbe avere sull’economia gli stessi effetti di una finanziaria. Lo hanno affermato gli esperti della Società di igiene e medicina preventiva (Siti), proprio durante la conferenza stampa finale del congresso di Sanità Pubblica tenutosi recentemente a Roma. «Se tagliassimo la prevenzione, avremmo epidemie, ricoveri e altri effetti che porterebbero a maggiori spese dell’ordine di 20-30 miliardi di euro, quanto vale cioè una finanziaria - ha affermato Sandro Cinquetti, vicepresidente Siti -. Allo stesso modo se si potenziasse quest’area della medicina i vantaggi anche economici sarebbero di un analogo ordine di grandezza».
In questo momento la parte della spesa sanitaria nazionale dedicata alla prevenzione è teoricamente del 5 per cento, ma la realtà è diversa: «Il valore reale è del 3,5 per cento al massimo - ha spiegato Vittorio Carreri, membro del comitato scientifico del congresso, a cui hanno partecipato 1.600 persone - quando il minimo indispensabile sarebbe che almeno questo 5 per cento venisse garantito e controllato».
Secondo gli esperti intervenuti, la figura dello specialista in igiene e sanità pubblica è indispensabile per le sfide che attendono la salute: «Andiamo verso un invecchiamento progressivo della popolazione, e un aumento dei soggetti fragili - ha sottolineato Antonio Boccia, presidente Siti - per questo è sempre più necessario intervenire con la prevenzione».