Valentino di Interamna

Ma sì, è proprio lui, il santo degli innamorati. Lo venerano in particolar modo i negozianti e i loro fornitori da quando è invalsa la moda di regalare oggetti e dolciumi al «partner» (devo dire così, di questi tempi). Interamna è infatti l’antico nome di Terni, dove nel 273 il vescovo Valentino fu arrestato, picchiato, lapidato e infine decapitato per ordine del prefetto Placido Furio (un nome che farebbe pensare a un passaggio dalla calma alla rabbia). Davanti alla sua basilica i venditori di fiori (altra categoria a lui devota) vendono fiori rossi, perché secondo la leggenda Valentino ne coglieva dal suo giardino per offrirli a chi veniva a fargli visita. Pare che i visitatori fossero soprattutto giovani fidanzati che intendevano sfidare il divieto imperiale, rivolto ai soldati, di sposarsi prima di una certa età. Questo tipo di pratica aveva una sua logica, tant’è che è stata ripristinata in tempi recenti e solo da poco abolita (fino a qualche anno fa, per esempio, certi militari non potevano contrarre matrimonio, se non ricordo male, prima dei trent’anni). Il vescovo Valentino, però, era contrario a ogni limitazione alla libertà di matrimonio (del cui sacramento, si sa, i ministri sono i due nubendi) e di nascosto celebrava le nozze per chiunque venisse a chiederglielo. Poiché andò a finire che in città lo sapevano tutti, i cristiani lo costrinsero e dedicare un apposito giorno dell’anno alla benedizione degli sposi. Ma, chissà perché, solo nel 1644 i cittadini di Terni proclamarono il martire Valentino patrono della loro città e degli innamorati in genere.