Vancouver, al via le Olimpiadi fra neve che manca e malocchio

Venerdì la cerimonia d'inaugurazione dei Giochi invernali, poi subito le gare: Ma gli organizzatori sono alle prese con tre problemi: la carenza di neve, le possibili proteste durante la cerimonia
d’apertura, la maledizione che vuole il Canada a secco di medaglie d’oro quando ospita le Olimpiadi. Cerimonia kolossal: un Canada show. <a href="/vancouver_2010/google_lancia_street_view_versione_olimpica/google-vancouver-olimpiaci/10-02-2010/articolo-id=420831-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Google sulle piste con le &quot;snowmobile&quot;
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Venedì accensione della fiaccola e cerimonia inaugurale della Olimpiadi invernali 2010 a Vancouver, ma gli organizzatori stanno combattendo con tre problemi che, si spera, possano essere risolti in tempo per l’inizio delle gare. La prima preoccupazione riguarda la carenza di neve, lpoi c'è il timore di possibili proteste durante la cerimonia d’apertura e infine c'è la "maledizione dell'oro" che vuole il Canada a secco di medaglie pregiate quando ospita le Olimpiadi.

L’inusuale situazione che vede la costa atlantica del Nord America sotto tormente di neve e la costa del Pacifico con un inopportuno clima mite ha lasciato Vancouver a corto di neve, teatro davvero particolare per una città che deve ospitare le Olimpiadi invernali. Mentre la neve è abbondante a Whistler Mountain, a circa 125 chilometri di distanza, la situazione è di tutt’altro tenore a Cypress Mountain, sulla sponda settentrionale di Vancouver.

Neve, proteste e malocchio... Cypress Mountain, dove si terranno le gare di sci freestyle e di snowboard, è stata aperta ieri per la prima volta ai media ma, secondo quanto riferito da un giornalista Reuters, l’aspetto è quello di un sito in costruzione. Gli atleti sono comunque soddisfatti. "Il percorso è buono, la neve è interessante", ha detto il canadese Vincent Marquis. "E’ una situazione intermedia, tra la neve reale e il fangoso. Ma ci siamo già allenati in passato per questo". Gli organizzatori confidano anche che le manifestazioni di protesta, già previste per la cerimonia d’apertura e per il primo giorno di gara, non creino particolari disturbi alla competizione. I cittadini, infatti, hanno indetto queste manifestazioni perché ritengono che i soldi spesi per organizzare le Olimpiadi sarebbero potuti essere destinati a problemi sociali come la povertà e la situazione dei senzatetto. Anche centinaia di manifestanti contrari alla globalizzazione sono attesi per il giorno dell’inaugurazione.

Il terzo problema che in Canada sperano di risolvere riguarda la maledizione delle medaglie d’oro. Nelle due precedenti occasioni nelle quali il Canada ha ospitato le Olimpiadi - quelle estive a Montreal nel 1976 e quelle invernali a Calgary nel 1988 - gli atleti di casa non sono mai saliti sul gradino più alto del podio.

I giornali canadesi sono pieni di interrogativi. Una certezza, purtroppo per loro, già ce l’hanno: chi non ci sarà allo stadio di Vancouver è il grande freddo, che martella l’altra costa, quella Est, del Nordamerica. Altre speranze sportive uniscono una nazione divisa perlomeno in due identità e lingue, inglese e francese, ed inseguita dai fantasmi del passato rappresentati dagli Inuit, i discendenti degli antichi abitanti. Questi ultimi minacciano di trasformare la cerimonia in una passerella di contestatori, neanche le Olimpiadi fossero il G8. È da medaglia d’oro l’acrobata degli sci Jennifer Heil. E la conoscenza delle piste di Whistler potrebbe trasformare il rango di Manuel Osborne Paradis, capace quest’ anno di due vittorie in Coppa del mondo di sci. Per sfatare il tabù del medagliere in bianco il Canada ha investito forte: l’equivalente di quasi 100 milioni di euro a disposizione di un organismo ad hoc (lo hanno chiamato "own the podium", possedere il podio) per vincere finalmente un oro in casa dopo i sette ottenuti quattro anni fa a Torino.

Fanno la conta delle medaglie possibili, i canadesi: e con gli scongiuri del caso si accreditano addirittura di un testa a testa in classifica con la favoritissima Germania. "La lezione di Calgary - ammette Nancy Greene, leggenda vivente e senatrice canadese grazie soprattutto al ricordo del suo successo olimpico nello slalom gigante a Grenoble ’68 - ci è servita: senza un oro non è vera Olimpiade". Per la verità, anche senza la neve: ma per quella non c’è organismo o investimento che tenga.

Sul piano dello spettacolo, la cerimonia, come ormai di consueto nelle ultime edizioni, sarà un vero e proprio kolossal: tre ore di musica e scenografie imponenti, in cui il motivo conduttore sarà l’orgoglio nazionale. Dalle Giubbe Rosse agli Inuit, Vancouver 2010 non trascura nulla: e proprio l’integrazione con gli aborigeni sarà uno degli elementi chiave della kermesse.