Vaso, semi e zappa Quasi quasi mi faccio un orto «anticrisi»

Margherite, gardenie e ciclamini, ma anche pomodori, insalata e cavoli: da prati e giardini a balconi e terrazze, a primavera la Capitale «fiorisce», però quest’anno, fiori e piante ornamentali lasciano il posto a verdure e alberi da frutta. Sono sempre più numerosi i romani che decidono di trasformare i propri spazi verdi, che siano piccoli terreni o semplici vasi, in veri orti fai-da-te. Non solo un vezzo, ma un’attenta strategia di risparmio, che coinvolge salute, storia e perfino moda, ma, soprattutto, tante persone, interessando allo stesso modo, per la Coldiretti, uomini e donne, senza trascurare giovani tra venticinque e trentaquattro anni, fermo restando il maggiore impegno degli over sessantacinque. «Le piantine più richieste - spiega la Coldiretti - sono le erbe aromatiche: rosmarino, basilico, prezzemolo, mentuccia, menta romana, origano, salvia e via dicendo. Le più semplici da coltivare sono quelle da insalata, che garantiscono il raccolto dopo appena quaranta giorni. Nel Lazio, i produttori di miniortaggi riescono a produrre all’anno circa un milione e mezzo di piantine di lattuga, destinate per il 40 per cento alle coltivazioni in vaso».
Questione di gusto e di «costi». Il prezzo di una pianta aromatica oscilla tra 1 e 2,50 euro, quello delle piante di insalata è di 40 centesimi. Basta recarsi nei vivai per rendersi conto del boom di richieste di semi e piantine, senza dimenticare gli alberi da frutta - agrumi al primo posto - ed è sufficiente andare in mercati e supermercati per comprendere la ragione economica di tanto successo: chi ha un piccolo orto risparmia, in media, circa 300 euro l’anno. D’altronde che questa sia una strategia anti-crisi lo dice la storia, basti pensare agli «orti di guerra», che, durante il secondo conflitto mondiale, videro le aree verdi del Centro storico, trasformarsi in campi coltivati dai cittadini, dal Vittoriano alla Colonna Traiana. Risparmio e vera tendenza capitolina. Gli orti sono legati alla storia della città, dall’antichità alla cronaca. Nel 1363 gli statuti precisavano che nessuno straniero avrebbe potuto avere la cittadinanza romana se non avesse avuto una casa nell’Urbe, dove avrebbe dovuto risiedere da almeno tre anni, e una vigna entro tre miglia da Roma, intendendo con il termine «vigna» anche l’orto. Uno dei più famosi della città è quello della chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, che non a caso apre il volume Gli orti felici di Paolo Pejrone, appena pubblicato da Mondadori Arte. Un orto «a croce», che focalizza l’attenzione del visitatore, non appena questi varca il cancello, vedendo nell’area un momento di produttività e riflessione. Tra le eccellenze citate, pure l’orto di Nicoletta Fiorucci, sull’Appia Antica, che, preso il sopravvento sui fiori, «è diventato il cuore e l’interesse principale del giardino, spostandone vistosamente il baricentro». A riprova di quanto avere un orto sia «di moda».
Crearlo è più facile di quanto non sembri. Basta un terrazzino con dei vasi. Semi ed attrezzi si possono trovare pressoché ovunque, perfino in negozi di design e giocattoli. Teracrea propone una struttura a cornice perfetta per piante aromatiche. Wishingfish firma orti in busta, completi di terra e semi, dal basilico ai pomodori. La Città del Sole li mette in scatole o barattoli, con mini-esperimenti per «contadini» di tutte le età. Non mancano associazioni che promuovono la creazione di orti urbani: quelli condominiali sono tra le tecniche di autoproduzione proposte dalla Casa del Cibo, associazione agri-urbana romana per la cucina popolare, che li ritiene strumenti per riscoprire sapori, tradizione e sovvertire «il canonico grigiore metropolitano». Chi non ha coraggio o tempo, può ripiegare su soluzioni «collettive». A Trevignano, sul lago di Bracciano, l’azienda agrituristica Acquaranda ha realizzato il primo orto self-service del Lazio, dove la verdura si compra, secondo stagione, cogliendola con le proprie mani. L’associazione Wwooff Italia organizza soggiorni in fattorie biologiche nel mondo: si ottiene ospitalità, in cambio del proprio lavoro. Così anche viaggiare diventa più economico.