Vattani: «Meno burocrati e piagnoni»

Al vertice fra direttori degli Istituti di Cultura all’estero

Pier Francesco Borgia

Che cosa hanno il comune il Decameron, il Satiro Danzante e il testamento di Augusto nel tempio romano di Ankara? Sono testimonianze della nostra cultura nel mondo. Soltanto esempi, ma molto significativi di quanto la lingua e l’arte italiana sanno ben rappresentare nel mondo la nostra civiltà. Basti pensare che il romanzo di Boccaccio ha venduto nella sola ex Ddr 17 milioni di copie in una quarantina d’anni; il Satiro Danzante ha mosso e commosso milioni di visitatori in Giappone; mentre il testamento di Augusto ad Ankara è l’unico testo completo che raccoglie l’eredità dell’imperatore romano. Tre esempi della presenza della nostra cultura nel mondo. Una presenza che gli Istituti di Cultura diretti dalla Farnesina hanno il compito di difendere. Per tre giorni (dal 26 al 28 maggio) gli 89 direttori che operano in 60 nazioni sono stati convocati alla Fernesina per fare il punto della situazione.
«Gli istituti di cultura - spiega Umberto Vattani, segretario generale della Farnesina - restano uno degli specchi più sinceri di ciò che l’Italia è stata ma soprattutto di ciò che il nostro Paese sa essere oggi». Ciò che va rafforzato, fa capire Vattani, è la coerenza degli interventi e lo spirito di concorrenza con gli istituti di cultura degli altri Paesi. «Non è un lavoro facile - aggiunge l’ambasciatore - il budget è limitato. Per i nostri istituti lo Stato stanzia 17 milioni di euro l’anno. Poca cosa. Eppure i risultati ci sono».
Nella sessione conclusiva si discuterà quindi l’organizzazione delle risorse. E si dovrà fare ricorso alla nostra proverbiale creatività, rispettando l’identikit ideale del direttore di un istituto di cultura tracciato da Vattani: «Oltre a essere di provata professionalità, deve evitare di essere un burocrate e un piagnone».