La vecchia pergamena batte (per ora) il giovanissimo e-book

Beninteso, non si tratta di una vera sfida: sarebbe come mettere una squadra di golfisti vestiti Fred Perry davanti agli All Blacks, professionisti del rugby, della linguaccia e dello strabuzzamento oculare, e vedere chi per primo riesce a gettare la palla ovale fuori dallo stadio usando la mazza da golf. Partita degna di Luis Buñuel.
Tuttavia confrontare il mercato dei libri antichi con quello degli ebook non è un’operazione peregrina: entrambi sono di nicchia (uno da sempre, l’altro, forse, solo per il momento), in entrambi circolano numeri inverificabili sulle vendite e molti addetti ai lavori o le sparano grosse o si nascondono dietro un’artificiosa discrezione, ed entrambi, infine, sottendono lo stesso meccanismo psicologico nell’acquirente: prima di tutto c’è il piacere immediato di possedere un titolo (cui aggiungere, nel caso degli e-book, un fascinoso e-reader), mentre la lettura può anche non arrivare mai (è facile ritrovarsi mille romanzi nell’iPad e averne letti sì e no dieci, e pure tra i proprietari di libri antichi c’è chi non ha mai aperto la propria cinquecentina). Detto questo, molto probabilmente il «polveroso» mercato dei libri antichi oggi genera un volume di affari superiore a quello degli e-book. Come dire, la tecnologia più pompata e popolare del mondo non ce l’ha ancora fatta a superare la pergamena, nonostante sotto Natale pareva che l’ebook dovesse sorpassare non solo il libro antico, ma il libro su carta tout court.
Ma quanto è grande, quanto rende il mercato antiquario dei libri? Non ci sono statistiche ufficiali, i numeri vanno estratti «sul campo». L’Associazione Librai Antiquari d’Italia conta 120 librerie iscritte. Tra queste, ci hanno confermato parecchi appartenenti alla categoria, soltanto una decina arriva a un milione di euro l’anno come giro di affari, le rimanenti si assestano sui centomila euro. In più, esistono all’incirca 300 librerie antiquarie tra negozi stabili e bancarelle, ma il loro fatturato rimane sui 30mila euro. «Ipotizzare un giro di affari intorno ai 20 milioni di euro è più che plausibile - commenta Umberto Pregliasco, per sette anni presidente dell’Alai - I bibliofili che ricevono abitualmente i cataloghi superano i 5mila, in più dobbiamo aggiungere quelli che curiosano tra le bancarelle o su eBay. C’è anche l’imponderabilità delle aste dal vivo, dove il prezzo può aumentare di due o tre volte in pochi secondi, e ci si deve poi aggiungere il 25 per cento, talvolta anche il 30 per cento, di diritti d’asta. I libri antichi sono soggetti comunque a una rivalutazione: chi li ha conservati si è trovato meglio di chi aveva in tasca i bond argentini o le cedole di Madoff».
Per fare un confronto, il mercato degli ebook l’anno scorso si assestava sui 7,5 milioni di euro, calcolato per eccesso (chi dice che gli ebook sono lo 0,5 per cento dell’intero mercato trade, che è a quota 1,5 miliardi, dice una mezza verità: non esiste ancora un calcolo su base annua delle vendite di titoli digitali in Italia, essendo quasi tutti i distributori sbarcati on line a cavallo dell’estate o a inizio autunno). Situazione diversa per i libri antichi: «Per circa 20 anni i prezzi dei libri del Novecento - racconta Pregliasco - hanno continuato a crescere: un esemplare della prima edizione di Ossi di Seppia di Montale, una integra di Canti orfici di Dino Campana o la mitica del Porto Sepolto di Ungaretti può costare di più, per esempio, dei Promessi Sposi, o di un incunabolo. Se poi Ungaretti avesse dedicato quel libro a Quasimodo o a Montale, o viceversa, allora quella reliquia varrebbe una fortuna».
«Il libro antico - ci dice Matteo Noja, responsabile Fondi antichi e moderni della Biblioteca di via Senato - rimane un’operazione di collezionismo, se si vuole anche feticistica, ma non antitetica rispetto a quello che sta succedendo in tutto il mercato librario attuale. Molti collezionisti, come me, sono appassionati di gadget come l’e-reader. Piuttosto, è andato diminuendo il collezionismo intelligente a favore di uno solo finanziario: ancora vent’anni fa la composizione della propria raccolta era metodica. Si collezionavano solo novelle italiane del ’500 e del ’600, stampate su pergamena, per esempio, oppure libri di un genere letterario o di un periodo storico specifico, mentre oggi si punta sul pezzo di valore, rivendibile con vantaggio tra un decennio. È scomparso quel mercato che contemplava libri del Novecento in vendita a prezzi abbordabili. Internet, paradossalmente, ha portato imbarazzi ai librai antiquari: ha facilitato la verifica di alcuni prezzi, ma ha creato una distanza tra l’oggetto e il compratore. Quest’ultimo è un individuo che si è sempre piccato di valutare il libro coi propri occhi e le proprie mani e che ritiene, sovente a ragione, di poter decidere lui stesso se una copia è buona oppure no».
Vanno bene anche le aste dal vivo. Al momento della chiusura, pochi anni fa, la sede italiana di Christie’s per il libro antico sfiorava i quattro milioni di euro annui. Ancora ben attive Bloomsbury Italia e Sotheby’s: quasi sempre accade che il 60 per cento del catalogo di una loro asta, composto da migliaia di lotti che vanno da manoscritti miniati alla grafica quasi contemporanea, venga venduto.