«Vedo una Francia socialgollista»

Il probabile premier in caso di vittoria di Sarkozy: «Non c’è soltanto il mercato»

da Parigi

«Noi dobbiamo continuare sulla via delle riforme», ci dice François Fillon, 53 anni, il braccio destro di Nicolas Sarkozy, presumibilmente destinato a diventare primo ministro in caso di vittoria elettorale del centrodestra francese. Negli anni ’90 Fillon è stato al governo come ministro della Ricerca scientifica e poi delle Poste. Il suo vero decollo è cominciato col successo, alle presidenziali del 2002, di Jacques Chirac e con la nascita del governo del premier Jean Pierre Raffarin, con cui è stato ministro del Lavoro nel periodo 2002-2004 e dell'Educazione tra il 2004 e il 2005. Il nome di Fillon è legato alla riforma delle pensioni, ossia a uno dei principali successi del centrodestra francese nel corso degli ultimi anni. A partire dal 2005 i rapporti tra Fillon e Chirac hanno cominciato a peggiorare. In seno al partito del centrodestra (l'Union pour un Mouvement populaire, Ump) Fillon si è spostato dalla corrente del presidente della Repubblica a quella di Nicolas Sarkozy, di cui è diventato il più importante collaboratore. Ecco l'intervista che ci ha concesso.
Lei è considerato come un «gollista sociale» mentre Sarkozy è considerato come un «liberale». Come mai funziona così bene il rapporto personale e politico tra voi?
«Sarkozy e io crediamo all'economia di mercato, ma non pensiamo che il mercato sia tutto. Vogliamo che il mercato abbia regole precise e vogliamo che le regole vengano fatte rispettare. Io sono effettivamente un fautore di quello che molti chiamano il "gollismo sociale", ma al tempo stesso non vorrei che questa espressione assumesse connotazioni polemiche che nella mia mente non ha. Stiamo attenti, per favore, all'uso troppo disinvolto delle etichette per "bollare" le persone».
Sarkozy vuole creare un ministero dell'immigrazione e dell'identità nazionale. Che cosa significa?
«Perché bisogna sempre scandalizzarsi di tutto? In Germania e in Gran Bretagna sono state prese misure in base a cui bisogna conoscere la lingua nazionale per ottenere la nazionalità. A me pare francamente il minimo. Affermare l'idea dell'identità nazionale non significa affatto voltare le spalle all'Europa o al resto del mondo».
Che cos'è l'«identità francese»?
«È, tra l'altro, il risultato di ciò che le ondate migratorie successive (a cominciare da quella degli italiani), hanno portato al nostro Paese. È anche l'insieme dei valori che nel corso della nostra storia siamo riusciti a far adottare. Quei valori non sono negoziabili».
Per esempio?
«La separazione tra Stato e Chiesa».
Lei è stato un fautore della legge contro il velo islamico nelle scuole pubbliche francesi. Perché tanto accanimento?
«Perché credo fermamente nella laicità e credo nell'uguaglianza tra uomo e donna. La pratica del velo islamico è un'offesa per questi due valori secondo me fondamentali. Oggi sappiamo che quella legge è stata un successo per la Francia. Il mio solo rimpianto è che non si sia detta la verità fino in fondo: si è parlato di "legge contro i segni di ostentazione religiosa nelle scuole pubbliche", mentre si sarebbe dovuto parlare in primo luogo di una legge per l'uguaglianza tra uomini e donne. Il velo è un'umiliazione intollerabile per la donna. Questo è il punto.
Qual è la forza di Sarkozy?
«Riuscire a imporre il dibattito anche su argomenti difficili».
Come considera l'attuale campagna elettorale?
«È interessante e la gente si mobilita volentieri. I comizi sono affollati. Alla tv ci sono ascolti elevati anche per trasmissioni politiche piuttosto noiose. Le elezioni presidenziali del 22 aprile e del 9 maggio sono una svolta importante per i contenuti politici di questa campagna e anche perché ci sarà finalmente un ricambio generazionale».