VEDOVA La vita è un gioco d’incastri

A un anno dalla scomparsa, Roma dedica una mostra al grande maestro delle «Compresenze»

A un anno dalla sua scomparsa si moltiplicano le iniziative per Emilio Vedova. A Venezia, sua città e sede di quella Biennale che tante volte lo aveva visto protagonista. Il tedesco Baselitz gli ha reso omaggio al Padiglione Venezia dei Giardini. La collezione Peggy Guggenheim ha presentato una selezione di monotipi di Vedova accompagnata da una pubblicazione specifica. La Fondazione Emilio e Annabianca Vedova ha organizzato una mostra di alcuni famosi cicli degli anni ’70 e ’80, i Carnevali e i Plurimi binari, in una delle più belle isole della laguna, Sant’Erasmo, nel forte ottocentesco della Torre Massimiliana. E ora la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma presenta una grande antologica, aperta ieri, che poi sarà a Berlino.
«Sempre vestito di nero, con barba bianca e i capelli altrettanto bianchi raccolti in una coda, magrissimo e altissimo, con braccia lunghe sempre in movimento, attento e vigile su tutto, mi ricordava un’aquila sempre pronta a saltare sulla preda. Ogni cosa che diceva era sempre inaspettata e sembrava come posseduto da una strana inquietudine...». Così lo descrive Elisabetta Di Maggio, giovane artista uscita dall’Accademia di Venezia. Vederlo al lavoro in quell’antro misterioso che era il suo studio e nelle aule dell’Accademia era uno spettacolo. Il procedimento artistico di Vedova era quello di unire i due momenti dell’ideare e del fare, cercava di integrare capacità manuali e intellettuali degli allievi e di stimolarne l’originalità creativa. La cosa stupefacente era che, nonostante la personalità dell’amatissimo maestro, nessuno dipingeva «alla Vedova». Non c’erano cloni nella scuola di Vedova, il grande maestro non crea replicanti.
Emilio Vedova nasce a Venezia nel 1919. Garzone in fabbrica già a 11 anni prova i più vari mestieri per mantenersi e potersi dedicare alla pittura, nonostante una grave pleurite che lo costringe mesi in ospedale. Autodidatta, negli anni ’30 si dedica a straordinari disegni stimolati dalle architetture barocche delle chiese veneziane. Nel ’36 è a Roma, alla fine del decennio, mentre iniziano le prime esposizioni, si avvicina ad ambienti antifascisti e più tardi partecipa alla Resistenza. «Se nel ’42 Vedova si inserisce nell’ambiente milanese di Corrente, nel 1946 è tra i firmatari e promotori della Nuova Secessione; successivamente, nel 1952, è annoverato da Lionello Venturi nel Gruppo degli Otto» scrive nel catalogo Electa Alessandra Barbuto, concludendo che l’artista infine sceglierà di sottrarsi a ogni etichetta in un «atipico isolamento».
Un puntuale saggio di Maria Vittoria Marini Clarelli colloca Vedova nel contesto del dibattito sull’Informale chiarendo che l’artista mal sopportava questa qualifica. «È la vita come azione, intervento, lotta, ma anche come ricerca di senso» scrive Marini Clarelli a proposito di un’opera del ’58, ma sono parole valide anche per le opere a venire. Vedova ricerca «una totale corrispondenza tra tecnica e poetica, tra sentire e immediatamente tradurre in opera» come acutamente scrive Angela Rorro. In questo senso sperimenta tutte le tecniche e uno dei suoi strumenti diventa il collage da cui nei primi anni Sessanta scaturiranno i Plurimi, una forma simbolica della realtà stratificata.
C’è una parola che Vedova ripeteva sempre mentre camminava per lo studio con ampie falcate, mai fermo, sempre animato da una produttiva irrequietezza: incastro. È una parola chiave per accedere al suo lavoro: incastro di segni, di colori, di forme e di più piani nei plurimi, incastro tra arte e vita, tra diverse discipline (ricordiamo la collaborazione con il musicista Luigi Nono), incastro tra l’uomo e il mondo e tra mondi differenti. Berlino, città d’adozione, era il luogo di questo incastro. Quanto profondamente Vedova abbia inciso sulla pittura tedesca lo provano i grandi quadri di Baselitz e tutta l’arte tedesca degli anni Ottanta. Il ciclo Absurdes Berliner Tagebuch '64 viene realizzato a Berlino poco dopo la costruzione del Muro, quando Vedova è ospite del Senato per Scienze e Arti. «Berlino, proprio in quanto cuore di quell’immane tragedia che ha devastato il mondo - scrive Fabrizio Gazzarri - è stata per Vedova appuntamento di fortissimi, incontenibili stimoli...».
Compresenze è il significativo titolo di un ciclo degli anni ’80, la coscienza della complessità del reale. E se si guardano le sue foto al lavoro si capisce che anche Vedova è compresente nella sua opera, legato ad essa in un nesso inestricabile.
LE MOSTRE
«Emilio Vedova 1919-2006», Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, fino al 6 gennaio. Berlino, Berlinische Galerie, 25 gennaio-20 aprile 2008. «Emilio Vedova», Isola di Sant’Erasmo, Venezia, prorogata fino a novembre, catalogo Marsilio.