Veltroni chiama il Cavaliere: "Buon lavoro"

Il segretario dei Democratici ammette la sconfitta: &quot;Tocca alla destra governare il Paese. Ma abbiamo fatto una grande rimonta. Per noi si apre una stagione di opposizione&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=254766">La vendetta di Prodi</a></strong>

Roma - È rimasto chiuso tutto il pomeriggio nel suo ufficio al loft di Santa Anastasia, mentre l’euforia degli exit poll lasciava man mano il passo al brusco risveglio delle prime proiezioni. Annunci e smentite di dichiarazioni pubbliche del leader, via vai di big del Partito democratico, facce scure e silenzio spettrale sulla piazza, tra sparuti gruppetti di militanti che fino all’ultimo hanno creduto alla «sorpresa » finale. Al tramonto il quadro della sconfitta si stava facendo chiaro, e Walter Veltroni ha deciso come affrontarlo: prima la telefonata «promessa» al vincitore, poi il discorso pubblico, in diretta tv, dal palco della grande sala stampa allestita a pochi passi dal loft, nell’ex mercato ittico ebraico. Attorno, Veltroni ha voluto l’intero gruppo dirigente del Pd: da D’Alema (che fin dalle 15 ha seguito gli spogli dalla stanza del segretario) a Franceschini, da Anna Finocchiaro a Giovanna Melandri, Bersani e la Bindi, Castagnetti e Fassino, Letta e Gentiloni.

Un lungo applauso dei suoi, un attimo di commozione, poi l’annuncio: «Com’è buona prassi nelle democrazie occidentali, ho telefonato al leader del Pdl», e per la prima volta dall’inizio della campagna elettorale ne pronuncia il nome, anzi lo scandisce: «Silvio Berlusconi, per dargli atto della vittoria, e gli ho augurato buon lavoro». Poi ringrazia gli elettori che «in tanti milioni ci hanno dato fiducia», e in pochi minuti, guardando gli appunti su un foglietto, definisce la linea su cui si attesterà: il risultato «è chiaro», e sarà «la destra» a governare il Paese. Una destra la cui vittoria è netta, ma nella quale «i rapporti di forza si sono riequilibrati a favore della Lega». Quanto a lui e al Pd, «ora si apre una stagione di opposizione», mada quello che Veltroni sottolinea come un punto di forza: «siamo la più grande forza riformista che questo Paese abbia mai avuto». Veltroni rivendica il suo risultato, la «grande rimonta» c’è stata davvero, assicura, perché «partivamo a settembre da meno 22 punti». E il Pd ha guadagnato «dai sei ai sette punti» rispetto al passato. Soprattutto, dice, il risultato «è stato particolarmente significativo in molte zone del Nord, dove assistiamo ad una ripresa di fiducia».

E in ogni caso, «la nostra decisione di andare da soli ha mutato il panorama politico». Alla scomparsa della Sinistra Arcobaleno non dedica neppure una parola,madella grande semplificazione del quadro parlamentare si intesta la primogenitura. E offre al centrodestra la «piena disponibilità ad affrontare le riforme di cui il Paese ha bisogno ». D’ora in poi, promette, «lavoreremo perché anche l’Italia possa avere, come gli altri Paesi europei, una forza riformista al governo». In parte è una trincea difensiva, quella che traccia Veltroni. Sa bene che c’è chi vorrebbe mettergli in conto la delusione per un risultato al di sotto delle aspettative e per una vittoria netta e potenzialmente di legislatura del Pdl. Ma sa anche che il margine di guadagno rispetto alle prove elettorali dell’Ulivo lo mette saldamente al riparo da contestazioni. «La sua leadership non si discute», sancisce il dalemiano Latorre. Difficilmente, dentro il Pd, potrà montare una vera fronda: nessuno ne ha la forza. Ieri sera D’Alema rivendicava un «recupero» in Puglia, dove guidava la lista,matanto in quella regione quanto in Campania il Pd non può cantare vittoria. E lo stesso D’Alema ieri sera confermava: «Se riusciamo a chiudere con un distacco di quattro-cinque punti dal Pdl è un risultato importante, e non era affatto facile». I mal di pancia da governare saranno molti: nelle file diessine monta l’irritazione contro la «catastrofica gestione delle liste», imputata al numero due Franceschini. I cui fedelissimi replicano duramente sottolineando che «per colpa dei ds al Nord non siamo in grado di recuperare », e rinfacciando alla Quercia «l’alleanza perdente con i radicali».

In casa dalemiana si sottolinea che il quadro complessivo è «pesante»: «In un colpo solo abbiamo distrutto la Sinistra e spazzato via l’Ulivo. Non abbiamo più una politica di alleanze possibili, Udc a parte. E Berlusconi ha stravinto». Ma anche chi comincia ad evocare «un congresso in tempi brevi», per «ridiscutere la linea» e «dare maggiore collegialità» al Pd, ossia ridimensionare Veltroni, rischia di dover aspettare più del previsto: «Niente congresso fino al 2009», assicurano i veltroniani. E intanto il nuovo capo dell’opposizione incassa l’apertura di Berlusconi ad un «fruttuoso dialogo» sulle riforme.