«Veltroni è stato il sindaco delle romanelle»

«Veltroni? È il sindaco della romanella». Mario Baccini ricorre a un termine romanesco (per chi non lo sapesse, la romanella è la ripulita alla buona, superficiale) per descrivere il modo di lavorare del primo cittadino. Attento all'immagine e meno alla sostanza. Ma le romanelle, come le bugie, hanno le gambe corte. E Baccini, oggi ministro della Funzione pubblica, ha deciso di candidarsi a sindaco contro Veltroni e tutte le romanelle. Con lui parliamo di questa sfida, della Roma che è stata, della Roma che è e di quella che potrebbe essere. Baccini, partiamo dalla sua candidatura. Come è nata l'idea? «Ho messo a frutto tutti questi anni di esperienza amministrativa e ho seguito la richiesta da parte di associazioni, comitati di quartiere e vasti settori della città, cattolici e no. E ho accettato per senso di responsabilità una sfida così difficile».
Difficile, indubbio. Ma impossibile?
«Ogni volta che la gente è chiamata alle urne l’esito non è mai scontato. E poi, come si dice del conclave? Chi entra papa esce sempre cardinale...».
Casa delle Libertà a tre (o quattro) punte. Non era meglio un solo nome?
«Forse sì. Roma ha bisogno di una sintesi per un progetto alternativo al buonismo veltroniano. D’altra parte io per primo ho chiesto di concordare insieme una proposta unica di candidatura. Per diverse ragioni non è stato possibile e spero che prevalga non la logica di partito ma il comune senso di amore per la città».
Lei si sente candidato di partito?
«I cittadini di Roma votano una persona e non un partito. Detto questo, la mia scelta è di offrire un ragionamento che parta dal territorio, dall’alto e non dal basso».
Che giudizio dà dei 13 anni di governo del centrosinistra a Roma?
«Ho non solo l’impressione ma la certezza che questi tredici anni di buonismo abbiano segnato i cittadini. Veltroni ha scelto di esorcizzare i problemi della città e tenerli lontani da lui come se la soluzione degli stessi riguardassero altri e non lui in quanto sindaco. E parlo della quotidianità dei cittadini, dei servizi primari, dalle buche ai parcheggi, dalla mobilità alla nettezza urbana. Tra un taglio di nastro e l’altro mi sarei aspettato che il Comune riparasse anche qualche buca o mostrasse più sensibilità nei confronti delle periferie che rischiano di soffocare per l’assenza dei servizi. Ma no: Veltroni ha preferito occuparsi degli effetti speciali, dell’immagine esterna del Campidoglio. Una plastica facciale. Peggio, una romanella».
Colpa solo di Veltroni?
«No. Non posso negare che in questi anni l’assenza di un’opposizione intelligente si sia fatta sentire».
Come sarà la sua campagna elettorale?
«Non sarà contro qualcuno ma a favore. A favore di Roma e della qualità della vita dei romani. Con tre grossi temi da sviluppare: economia e lavoro; diritti dei cittadini; responsabilità sociale».
Sviluppiamoli.
«Partiamo dall’economia e dal lavoro: penso a una città a banda larga, perché la capitale non può vivere di solo turismo e le congiunture altalenanti non garantiscono stabilità. Quindi occorre costruire un nuovo modello di sviluppo. La soluzione deve venire dalle nuove tecnologie che non richiedono spostamenti. Quindi Roma città del digitale e anche ecologica. Poi anche il sociale può diventare impresa e non solo una delle uscite del bilancio comunale. Nel riordino del gruppo Comune di Roma che ho in testa c’è spazio per la costituzione di un’agenzia vocata al sociale. Infine vedo Roma come ponte verso il Mediterraneo, che darebbe la possibilità di sviluppare la vocazione internazionale di questa città senza inutili dualismi con Milano, più proiettata verso l’Europa».
Passiamo ai diritti dei cittadini.
«Che vogliono dire essenzialmente qualità della vita. Nei miei primi cento giorni concentrerò i miei sforzi al miglioramento della rete dei trasporti, ai parcheggi, alla casa, alla sicurezza. Sulla mobilità c’è bisogno di una svolta: basta blocchi del traffico figli di un assenza di programmazione. Il mio progetto prevede la riorganizzazione delle aziende utilizzando i proventi della sosta, l’aumento delle linee tranviarie e l’introduzione massiccia dei filobus, il disegno di una rete reale di piste ciclabili dal centro alla periferie, l’utilizzo delle corsie preferenziali da parte dei ciclomotori. E poi 40mila posti auto in più ogni anni grazie anche ai palazzi non utilizzati. Dire la verità ai cittadini sulla qualità dell’aria. Riorganizzare il corpo di polizia municipale ridando agli agenti l’orgoglio della divisa e il contatto con la gente. E poi lo sport: non solo calcio o sogni olimpici utilizzati come oppio dei popoli ma utilizzare gli impianti di quartiere e valorizzare gli sport minori».
Infine la responsabilità sociale...
«Un piano chiaro di sviluppo urbanistico, con una nuova politica abitativa. Il diritto all’abitazione non è solo dei meno fortunati ma anche dei giovani che vogliono costruirsi una nuova famiglia e su questo non escludo una politica di alleggerimento fiscale per i padroni di casa che affittino a canoni accessibili alle giovani coppie e alle famiglie numerose. Quanto al bilancio partecipato di Veltroni rispondo con la trasparenza applicata: ogni cittadino deve sapere come vengono spesi i suoi soldi dai concerti al rifacimento del manto stradale. L’informazione istituzionale non deve riguardare solo gli spostamenti di sua maestà il sindaco... Infine responsabilità anche delle aziende comunali, che non dovranno più comportarsi come aziende private che perseguono l’utile. Educazione ai servizi di qualità e quantità: questa è la vocazione del comune. Non deve avvenire quanto è successo finora, per cui quando ci sono disagi è colpa dei dipendenti e quando c’è da tagliare il nastro ecco il sindaco».