Veneziani: "Fini? La sua è una destra marziana"

Marcello Veneziani, intellettuale, scrittore e giornalista, viviseziona il centro destra dopo l'ultima tornata elettorale e denuncia la scomparsa della destra. &quot;Quella di Fini è una <em>destra astrale</em>, viene da Marte&quot;<br />

Veneziani, queste elezioni come hanno cambiato la geografia interna del Pdl?

Io non credo che sia cambiata, nel senso che ho l’impressione che non ci sia una vera e propria geografia di questo partito. C’è una forte leadership e poi c’è qualche conato di divergenza al suo interno.

Devono fischiare le orecchie al presidente della Camera?

Sì, come quello che rappresenta Fini. Ma non mi pare di intravedere un diverso equilibrio di rapporti. L’unico vero fatto eclatante è lo scioglimento della realtà di Alleanza Nazionale all’interno del Pdl.

Bè, anche il successo del Carroccio è un fatto eclatante di questa tornata elettorale.

La Lega ha un potere contrattuale diverso che nasce da una forte presenza identitaria e territoriale. Sicuramente avrà maggiore peso, ma lo avrà anche perché fino a poco tempo fa Berlusconi aveva tre interlocutori con cui trattare che erano Casini, Fini e Bossi. Ora che uno è stato incorporato e l’altro è andato via, Bossi è rimasto l’unico soggetto alternativo all’interno del centrodestra.


Fini sembra smarcarsi sempre di più non solo dalle posizioni del Pdl ma anche da quelle di Alleanza Nazionale. Che tipo di elettorato rappresenta oggi?

Il target di Fini, l’homo finianus, per dirla in termini antropologici non esiste, per lo meno nel centro destra. Perché in realtà quasi tutte le posizioni assunte negli ultimi tempi non sono riconducibili all’interno del centro destra. Combaciano con un certo tipo di elettorato che guarda con simpatia alle posizioni del presidente della Camera ma che non lo voterebbe mai.


Quindi chi lo sostiene?
Ho l’impressione che siano ancora i suoi vecchi elettori, male informati sulle sue attuali posizioni e sui suoi cambiamenti. Rassicurati ancora dal suo tono di voce, dalla sua provenienza, da alcune ovvietà che oggettivamente dice quando interviene. Diciamo che per un equivoco è ancora attaccato al suo vecchio elettorato ma non ha fatto ancora alcun passo in avanti.

E se andasse verso una destra europea?
Io credo che non ci sia niente di simile a livello europeo. Penso a Sarkozy che è il simbolo vincente della destra, ma rappresenta uno schieramento che fa ancora riferimento alla propria tradizione civile, politica o religiosa. Oppure come in Inghilterra, dove ci sono movimenti che provengono da una cultura conservatrice. Non mi pare che in Europa esista niente di simile alla destra astrale che rappresenta Fini, una destra che viene da Marte.

Alla fine su Marte non ci sono andati i fascisti di Corrado Guzzanti ma i finiani di Alleanza nazionale.
Sì, appunto. Questa destra non ha nessun legame reale con i desideri e la sensibilità di un elettorato moderato. L’unica agibilità di questa missione può essere quella di un ruolo arbitrale, di garanzia. Giocare una partita per un ruolo terzo.

Fa il praticantato da presidente della Repubblica?

Sì, fa quello, oppure sta giocando una partita che non è più politicamente inserita nel sistema bipolare. Fa un po’ come Casini, con la differenza che Casini è fedele al suo tessuto di origine ma infedele a Berlusconi. Fini fa l’inverso. Continua il rapporto con Berlusconi ma ha buttato a mare il suo legame con la destra, con qualunque destra, tradizionale, nostalgica, moderna, conservatrice o garantista.

La destra non esiste più, quindi. E tutte le correnti ruspanti della destra sociale che fine hanno fatto?
E’ una cosa sorprendente. C’è stata una sorta di evaporazione di queste correnti. Storace non ha portato via nulla, Alemanno è su posizioni molto vicine a quelle di Fini. Non mi pare di intravedere posizioni di destra sociale in nessun soggetto interno al Pdl. E’ impressionante come una componente cospicua della destra italiana non sia rappresentata e non emerga da nessuna parte.


E la nuova generazione del Pdl?


Ci sono individualità promettenti ma non c’è una rete, un contesto. Non vedo una nuova classe politica giovanile.

E i riferimenti culturali? Molti, a destra, sono stati messi in naftalina. E altri sono approdati nel pantheon del Pdl.
Alcuni sono stati salvati ed è un fatto positivo. L’uso congressuale e comiziale di pensatori e filosofi era una cosa che faceva male. Non tanto alla politica quanto agli autori stessi. I pantheon secondo me non hanno alcun valore. Sono invenzioni dei giornali che di fatto non influenzano le scelte politiche.

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