Venezuela, vince Chavez: verso presidenza a vita

Il referendum sulla rielezione indefinita passa con il 54,36% dei sì. Chavez il "rosso" al balcone dice: vittoria del popolo. Le felicitazioni di Fidel Castro. Ma l'opposizione per la prima volta ha superato 5 milioni di voti

Caracas - Via libera in Venezuela alla possibilità per Hugo Chavez di essere rieletto "a vita", cioè senza limiti temporali: è il risultato  del referendum costituzionale ieri in Venezuela, dove il 54,36% degli elettori ha risposto con un 'si'' al presidente. Il mandato di Chavez (54 anni), al potere da più di dieci, scade nel 2012: il leader "bolivarista" potrà ripresentarsi anche per altri mandati, fatto che secondo l'opposizione rappresenta un perpetuarsi al potere quasi all'infinito di un capo di Stato accusato di essere intollerante e anti-democratico. Oltre alla presidenza, potranno essere rieletti anche i governatori, sindaci, consiglieri municipali e parlamentari.

La vittoria della guida del "socialismo del XXI secolo" è stata annunciata durante la notte dal presidente del Consiglio nazionale elettorale (Cne), Tibisay Lucena, la quale ha fissato in un 45,63% i "no" mentre l'astensione, secondo dati provvisori, è stato del 32,95%.

Chavez si è affacciato da un balcone del 'Palazzo Miraflores', sede della presidenza a Caracas, dove ha fatto un intervento fiume salutato dai suoi simpatizzanti, molti dei quali indossavano la camicia rossa dei militanti del socialismo "chavista". Nel discorso in cui ha salutato "la vittoria del popolo", il presidente ha intrecciato analisi politica, canzoni, citazioni letterarie (tra le quali Jorge Luis Borges), ricordi familiari, oltre a intonare brevemente "El pueblo unido jamas sera' vencido". Saluto speciale per Fidel Castro, che "dieci secondi" dopo l'annuncio della vittoria ha inviato un messaggio a Caracas, dicendo che la vittoria del presidente ha avuto "una dimensione tale da non poter essere misurata".

Nel ricordare inoltre più volte l'apostolo San Paolo ("quel guerriero dei popoli") e segnalando i dieci punti di scarto tra i 'si'' e il 'no', Chavez ha ribadito il proprio "impegno nei confronti del socialismo, quello vero, la rivoluzione socialista". Spiegando le ragioni della sua vittoria, Chavez ha inoltre sottolineato che alla fine si è imposta "la costanza, la verità non la menzogna, la dignità del popolo".

Dopo il discorso-fiume nel cuore della notte Chavez si è mantenuto in silenzio. A parlare è stata invece l'opposizione, che ora più che mai accusa il presidente, al potere dal febbraio 1999, di "autoritarismo" e di voler rimanere alla guida del Paese per sempre. Al di là dei quasi dieci punti di scarto con i quali i 'si'' (54,3%) hanno sopraffatto i 'no' (45,6%) nel voto che spiana la strada alla rielezione indefinita del presidente, il Paese rimane comunque spaccato a metà. Non a caso, anche in queste ore, la parola più utilizzata dagli analisti per descrivere quanto avviene in Venezuela è "polarizzazione". Nel discorso pronunciato subito dopo la vittoria, il leader del 'socialismo del XXI secolo' ha assicurato che "ora arriva il bello" e che è pronto a "consumare la vita al servizio del popolo", preannunciando la propria candidatura alle presidenziali del 2012, per un mandato fino al 2019. Qualche giorno fa il leader 'bolivarista' non ha d'altra parte escluso di arrivare, di voto in voto, fino al 2049. Anno nel quale, ricordano gli analisti, avrà 95 anni.

Intanto, di fronte all'annunciata candidatura alla ri-rielezione del presidente, l'opposizione si prepara ad una nuova, lunga, fase dellera Chavez, mentre ribadisce, ancora con più forza che in passato, le accuse di "autoritarismo" al governo. Contro Chavez in queste ore non sono per esempio mancate le critiche per aver utilizzato "senza scrupoli e in modo illegale" una parte importante degli ingenti 'petro-dollari' nelle casse dello Stato destinati alla campagna pre-elettorale per il 'si''.

Integrata da una serie di piccoli partiti, imprenditori e dal movimento studentesco, l'opposizione appare frastagliata e senza un unico leader visibile che possa far fronte al capo dello Stato. Nonostante la  sconfitta, il fronte 'anti-chavista' ha fatto notare come l'opposizione sia per la prima volta riuscita a superare la barriera dei 5 milioni di voti. Secondo il presidente del partito socialcristiano Copei, Luis Planas, quella del governo è stata in realtà "una vittoria di Pirro", visto che la differenza di voti non è poi "così grande". A ricordare un punto chiave del referendum di ieri è stato il super-consulente per gli affari internazionali del presidente brasiliano Lula, Marco Aurelio, il quale ha precisato che quello che Chavez ha ottenuto non è una presidenza a vita, bensì "la possibilità di poter presentarsi nuovamente alle prossime elezioni".

Lo scrittore portoghese José Saramago, uomo di sinistra, ha voluto mettere in guardia Chavez sui pericoli di una permanenza troppo prolungata alla presidenza: "Il potere - ha detto il premio Nobel - nasconde dei rischi ed un governo molto lungo può portare alla costituzione di una specie di casta che perde i contatti con la popolazione".