Vent’anni fa il metanolo: ma oggi è un altro vino

Un convegno ripercorre lo scandalo del 1986 e la successiva rinascita

Vent’anni fa l’Italia fu scossa dallo scandalo del vino al metanolo che, oltre a causare 19 morti e gravi lesioni a molti consumatori, danneggiò pesantemente l’immagine del vino italiano. Un convegno svoltosi nei giorni scorsi a Palazzo Rospigliosi e organizzato da Città del Vino, Coldiretti e Symbola rievoca quell’epoca oscura e i venti anni successivi, in cui il nostro vino è molto cresciuto. Vent’anni in cui i produttori, dopo un periodo di depressione, ne sono usciti puntando sulla qualità. Insomma, il metanolo da un lato è stata una tragedia umana, dall’altro è stato l’inizio del Rinascimento del vino italiano.
Che il vigneto Italia oggi sia molto diverso lo dicono le cifre. L’Italia, con 2800 milioni di euro, è il primo esportatore di vino al mondo, con il 25 per cento del mercato, e a fronte di una diminuzione degli ettolitri prodotti dai 76,8 milioni del 1986 ai 48,1 del 2005, il fatturato si è incrementato del 260 per cento, passando dai 2,5 miliardi di euro del 1986 ai 9 dello scorso anno. Insomma, più qualità e meno quantità, se è vero che il consumo pro capite di vino è passato in questi vent’anni da 68 litri annui a 48,8, e se è vero che nel 1986 solo il 10,15 della produzione era certificata, mentre nel 2005 il 58 per cento del vino prodotto apparteneva a Docg, Doc e Igt. Al punto che nel corso del convegno si è ipotizzato che il sistema vino possa essere eletto a modello da altri settori del made in Italy. E per festeggiare la fine di un incubo, il 25 e 26 febbraio in tante cantine italiane si terranno speciali inziative.\