Venti anni fa Mandela usciva dalla prigione

Grande festa, a Città del Capo, per la commemorazione della liberazione di Nelson Mandela, avvenuta venti anni fa. Il leader della lotta contro l'apartheid è rimasto in carcere 27 anni. Nel 1994 è diventato presidente del Sudafrica. A 91 anni, ritiratosi da tempo a vita privata, resta un simbolo nella lotta per la libertà

Milano - Ventisette anni di carcere ingiusto ammazzerebbero chiunque. Lui no. Ha mantenuto la lucidità ed è riuscito a fortificare, nelle asprezze della prigione, il sogno di una vita: la rinascita democratica del suo Paese, la sconfitta, per legge, di una delle ingiustizie più grandi della storia, l'apartheid. Nelson Mandela usciva dalla prigione l'undici febbraio 1990. Quattro anni dopo sarebbe diventato il primo capo di Stato di colore del Sudafrica. Pur essendosi ritirato a vita privata, per ragioni anagrafiche - ha 91 anni - e di salute, Mandela resta un simbolo della lotta dell'uomo per la libertà. Un simbolo vivo e forte non solo in Sudafrica ma in tutto il mondo.

Grande festa a Città del Capo Migliaia di persone sono scese in piazza, a Città del Capo, per commemorare i venti anni dalla scarcerazione di Mandela. Un corteo si è snodato dal penitenziario di Drakenstein, dove l’uomo-simbolo della lotta all’apartheid trascorse gli ultimi dei suoi 27 anni di prigionia. Nella folla, per lo più di colore, anche alcuni compagni di lotta dell’ex Premio Nobel per la pace che erano presenti quella domenica di 20 anni fa.

Mandela non c'era Oggi il leader della lotta contro l'apartheid ha 91 anni. E' atteso in parlamento, a Città del Capo, per la sua unica apparizione della giornata. Dal 1999, quando lasciò la presidenza, il premio Nobel per la Pace ha sempre più limitato le sue frequentazioni a familiari e amici, anche a causa delle sue fragili condizioni di salute.

Il tempo della libertà "Mentre si aprivano le porte della prigione, sapeva che la sua libertà significava che il tempo della libertà per tutti noi era arrivato", ha dichiarato nel corso delle celebrazioni, Cyril Ramaphosa, ex braccio destro di Mandela, protagonista dei negoziati che portarono al trapasso dal regime dell’apartheid alla democrazia. "Oggi festeggiamo ma ci ricordiamo dei traguardi che vogliamo raggiungere", cioè la parità delle opportunità per tutti, ha detto il ministro per la Pianificazione, Trevor Manuel, alla folla che danzava e gridava, come 20 anni fa, lo slogan: "Amandla ngawethu" (Il potere al popolo).

Estrema povertà Il giorno della festa, in Sudafrica, è anche un giorno di riflessione: malgrado la fine della segregazione razziale, infatti, ci sono ancora profonde ineguaglianze nel Paese: il 43% dei 48 milioni di sudafricani vive con meno di due dollari al giorno, in una condizione di estrema povertà. 

Un esempio da seguire Il premier britannico, Gordon Brown, ha affermato che la lotta all’apartheid condotta da Mandela deve incoraggiare chi oggi si batte contro le altre grandi sfide del pianeta. "La lezione è che il cambiamento non arriva mai senza lottare, ma quando lottiamo le forze del progresso possono cambiare il corso della storia", ha scritto in un articolo per l’Independent.