Il vero cyber paradiso? Ricreare gli anni Ottanta

Fantascienza. A leggere il dizionario verrebbe da dire che il lemma corrisponde grosso modo a quella branca della letteratura che ha come fondamento un’interpretazione avveniristica della scienza e della tecnica. E in effetti se si pensa a molti scrittori di genere, basti citare Verne e Asimov, la descrizione calza a pennello.
Però a questo filone letterario sta capitando qualcosa: diventa retrò. Per rendersene conto basta dare un’occhiata a quello che negli Stati uniti è il libro di fantascienza del momento: Player One di Ernest Cline - in Italia è appena arrivato in libreria per i tipi di Isbn (pagg. 608, euro 19,90, traduzione di Laura Spini) - tanto che la Warner Bros ne ha acquistato i diritti immediatamente pagandoli molto cari. In che senso il libro è retro? Beh, semplificando di molto i meandri e le anse della trama, davvero divertente, accade più o meno quanto segue. Siamo negli anni attorno al 2040 e il mondo è diventato un vero schifo. Le grandi potenze sono implose su se stesse, per mancanza di energia ma anche per mancanza di stimoli vitali, di capacità di guardare al futuro. E così la maggior parte delle persone vive una vita reale veramente degradata in un pianeta dove tutte le città sono bidonville e beccarsi una scarica di randellate per una pagnotta è la regola. Unica via di fuga, per chi può permettersela? Una realtà virtuale chiamata OASIS, una specie di metauniverso creato dal defunto genio dei computer James Halliday. Altro che Second Life: ci sono migliaia di pianeti su cui aggirarsi con avatar perfezionatissimi che trasmettono all’utente ogni sensazione attraverso delle tute «aptiche».
Ma il bello è ciò che si può trovare in questi mondi: sostanzialmente tutti i sogni, i luoghi di culto, gli oggetti feticcio, i giochi virtuali o meno, nati durante gli anni Ottanta del secolo Ventesimo. Insomma, OASIS è il paradiso perduto di una Terra morente, ma è un paradiso strano. Ha come colonna sonora le canzoni di Cindy Lauper&Co. Fra i tanti pianeti che contiene c’è Ludus, pieno di scuole che ricordano i campus americani di Porky’s e de La rivincita dei nerds. Interi quadranti di metauniverso sono riservati al gioco Dangeons and Dragons, non mancano nemmeno le ricostruzioni di fast food pieni di vecchi giochetti bidimensionali, tipo pac-man o Asteroid, e casette accoglienti che ricordano quella di Casa Keaton. Ovviamente non esiste paradiso, virtuale o reale, senza albero del male, ed Oasis non fa eccezione.
Quando il creatore di tanta meraviglia, quel signor Halliday che ricorda tanto Steve Jobs di cui parlavamo prima, muore diventa fondamentale la questione della sua eredità. Detiene ancora la maggioranza delle azioni della Gregarious Simulation Systems, la società, molto reale e ultramiliardaria in dollari che fa funzionare OASIS. Essendo Halliday un gran burlone e apprezzando le Easter eggs, «stanze segrete» dentro un programma informatico che erano un vero must per i programmatori anni Ottanta (tanto per cambiare), ha nascosto dentro OASIS tre chiavi segrete che danno accesso a tre super videogame. Chi li vince tutti diventa il suo erede e quindi il proprietario dell’unica cosa bella rimasta al mondo. Ecco allora nascere la guerra. Da una parte i gutter, genietti del computer poco socievoli che cercano le chiavi come i cavalieri cercavano il Graal per lasciare OASIS così com’è (libero e anarchico) e dall’altra i mercenari di una grande compagnia che vogliono mettere le mani sul paradiso per renderlo molto più elitario.
Ma al di là dell’esito della sfida tutti leggendo tifano per il giovane Wade (nome di battaglia Parzival) e per la sua amica Artemis e ciò che rende irresistibile il libro per un’intera generazione di trenta e quarantenni è che il libro li riporta in un pastiche culturale dove ci sono i loro «anni d’oro». Per vincere bisogna conoscere la trama di Wargames e ridire le battute di Mattew Broderich, ricordarsi le canzoni di Falco (quello di Der Kommissar per intenderci) oppure sapere tutto sui giochi che giravano sul Commodore 64 e sulla Atari, sapere tutto su Highlander e Lady Hawke passando da Star Trek. E ci si diverte tanto, davvero.
Però è il segno che una generazione di scrittori pensa che il meglio sia alle nostre spalle. Player One è solo la punta di un iceberg. Già con Matrix, la trilogia dei fratelli Wachowski, il futuro era un disastro e gli umani erano chiusi in un sogno sospeso tra gli ’80 e i ’90. Spielberg con Terra Nova vede come unica speranza per l’umanità tornare al Giurassico, i libri che vanno forte sono tutti un’ucronia passatista o, come quelli di Richard K. Morgan, sono pieni di richiami alla fantascienza classica o al look anni ’80 (di nuovo). E il resto sono tutte apocalissi in stile The Road di McCarthy. Insomma, il futuro per la fantascienza è passato. Peccato.