«Viaggi, cose e persone» una mostra dedicata a Fernanda Pivano a Milano

Fino al 18 luglio alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Corso Magenta 59, fino al 18 luglio saranno messe in mostra le opere di Fernanda Pivano, scrittrice , giornalista e amante della musica. Ad accompagnare la rassegna un catalogo edito da Bompiani.

FERNADA PIVANO ALLE STELLINE: UNA MOSTRA LA RICORDA
Luciana Baldrighi
Di righe la Pivano ne ha scritte tante e anche tradotte fino al 18 agosto 2009 quando se ne è andata a 92 anni, se ne è andata in quelli che lei chiamava "gli spazi profumati".
Non è un caso che nella mostra allestita al Palazzo delle Stelline di Corso Magenta 59 (aperta fino al 18 luglio)
si trovi questa scritta: "Vorrei avere scritto tre righe che la gente si ricordi". La stessa frase, parola più, parola meno, la disse anche in un'intervista. Saggista, giornalista, critica, Fernanda Pivana è sempre stata amata da un pubblico vasto e vario e la capacità di autocritica e di autoironia di questa grande donna e professionista così complessa, che per sessant'anni fece da ponte tra l'Italia e l'America, hanno contribuito al suo successo fino ad essere anche tanto amata da cantautori come Fabrizio De Andrè.
Il titolo della mostra "Viaggi, cose e persone" , accompagnata da un ricco catalogo edito dalla Fondazione GRuppo Credito Valtellinese, con saggi critici di Arnaldo Pomodoro, Fiorella Minervino, Guido Harari, Alba Cappellieri e Ida Castiglioni, è stata pensata da Michele Concina e curata da Ida Castiglioni e Francesca Carabelli, con la consulenza di Enrico Rotelli, curatore dei "Diari" di Fernanda Pivano, editi da Bompiani.
Dalla sua scrivania ricolma di carta, ha riverberatato su generazioni di italiani, facendo scoprire a chi era digiuno Ernest Hemingway, William Faulkner, Francis Scott Fitzgerald, la Beat Generation e la poetica di Walter Whitman e di Edgard Lee Masters, il meglio, insomma del primo Novecento americano.
Ragazza, Fernanda, ovvero "la Nanda", crebbe a fianco di maestri come Cesare Pavese ed Elio Vittorini, e dal primo fu anche amata, un amore impossibile ma non per questo non intenso. Lei, la giovane ragazza di buona famiglia che arrossiva nel tradurre frasi e modi di dire di un secolo americano rude e violento, si sposò poi con Ettore Sottsass, il geniale architetto e designer con cui trascorrerà una parte importante della sua vita. A lungo, Ettore fu "il marito di Nanda", tanto la personalità e il peso culturale di questa traghettatrice del pensiero d'oltreoceano influenzava una cultura che proprio in quegli scrittori cercava nuova linfa dopo il fascismo e il neorealismo. Del sodalizio con Sottsass rimangono anche le riviste create a quattro mani, East 128 e Pianeta frresco e quel curioso libro che si chiama C'era una volta un beat, dove ai testi di lei, alle interviste e agli interventi degli scirttori più amati si mischiano le foto di lui, le arditezze tipografiche, la gioia di creare.
Costruito su un lungo piano orizzontale di 50 metri, l'allestimento dlela mostra, firmato da Leo Guerra, allinea i reperti, le testimoniasnze, i souvenir di viagigo,i gioielli etnici e pop della collezione Pivano, fotografie, documenti di archivio, layout di riviste underground, pezzi di instant design a lei dedicati da amici artisti. Nello spazio video il cortometraggio Pivano blues di Teresa Marchesi e le scene di A farewell to beat di Luca Facchini ne fanno rivivere gli incontri, le passioni, il gusto della semplicità