In viaggio dietro gli angoli della paura

Gli psicologi ne sono certi: i timori sono le ossessioni del ventunesimo secolo. In pochi ne sono immuni e quasi tutti cercano di combatterle

Che colore ha la paura? Il nero dell’angoscia, il giallo dell’inquietudine, il rosso dell’orrore. E mille altre sfumature di un cupo arcobaleno. Chiedetelo a chi ne soffre, vi dirà che a volte può sembrare di vivere come in un film dell’orrore. Con la paura che accresce anche solo al pensiero di avere paura. Con i fantasmi che si aggirano attorno al proprio io e che provocano disagi, angoscia e un corto circuito d’emozioni. «Se il Novecento è stato definito l’età dell’ansia, il nuovo millennio è già diventato l’era delle vere e proprie fobie. L’unica consolazione è che in molti casi non si tratta soltanto di paure individuali ma collettive, fobie contemporanee e sociali, condivise da milioni di persone in tutto il mondo, e che spaziano dal timore angosciante di contrarre la Sars e altre terribili malattie contagiose all’oicofobia che è la paura di essere controllato dagli occhi indiscreti delle nuove tecnologie, dalla pauperofobia, il terrore di diventare poveri dovendo rinunciare al benessere che hanno i vicini di casa alla biofobia, cioè il terrore per l’effetto serra e tutto quanto potrà un giorno distruggere il pianeta. Paure incontrollate, irrazionali provocate da fattori scatenanti e che generano quasi sempre reazioni inconsulte anche se spesso i timori, per fortuna, non si avvereranno mai», spiega Adriano Purgato, psicologo e criminologo autore del recentissimo libro «Fobie. Le nuove ossessioni del secolo XXI» (Castelvecchi editore) in cui scandaglia tutti i “virus psichici” che condizionano le nostre menti.
In pochi sono immuni dalle paure e moltissimi almeno in un periodo della vita ne hanno sofferto o tuttora ne soffrono, anche insospettabili personaggi della storia e celebrità. Il Mahatma Gandhi, per esempio, era tanto impaurito dall’oscurità da voler dormire sempre con la luce accesa dal suo lato del letto, e lo stesso fa Anne Rice, autrice di «Intervista con il vampiro» e, a torto, soprannominata Signora delle tenebre ma che non è riuscita ad esorcizzare certe fobie tanto da essere ossessionata dal buio, mentre Alessandro Magno, Giulio Cesare, Benito Mussolini e Napoleone Bonaparte avevano una paura folle dei gatti di cui non sopportavano nemmeno la vista. «Anche le ossessioni di massa seguono le tendenze e i fenomeni sociali», racconta lo psicologo esperto in nuove tecnologie. «Quelle del secolo scorso erano soprattutto il terrore della bomba atomica, la paura dei sovietici e del potere delle macchine. Quelle di oggi sono, tra le tante, anche l’islamofobia ovvero il terrore dei musulmani come entità astratta, la paura di rimanere vittime dei loro attentati terroristici nata dopo l’attacco alle Torri gemelle di New York dell’11 settembre 2001 ma anche di convivere con un’altra cultura completamente differente dalla nostra, e la sinofobia, cioè l’angoscia della crescita dei cinesi, del potere e della ricchezza di un Paese che fino a quindici anni fa era economicamente quasi inesistente: sapere che dall’altra parte del globo c’è qualcuno che potrebbe rovesciare il mondo in cui siamo abituati a vivere e le nostre abitudini incide sull’apparato psichico di milioni di persone».
Paure pubbliche e paure private, antiche e moderne che mettono insicurezza, inquietudine, angoscia. Il compositore Arnold Schoenberg temeva il numero 13 e si agitava parecchio quando si avvicinava il tredicesimo giorno del mese perché era convinto che in quella data sarebbe morto, cosa che, stranamente, accadde proprio il 13 luglio del 1951. Woody Allen soffre di cromofobia, ha paura cioè dei colori forti, per questo indossa sempre un abbigliamento dai toni cupi, marrone o verde, ma teme anche gli spazi chiusi, fobia che avevano pure Houdini e Ronald Reagan. «Lasciatemi affermare la salda convinzione che l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura», sosteneva Franklin Roosevelt. Certo non è vita facile essere schiavi delle proprie ossessioni. Ne sa qualcosa la popstar Michael Jackson che, temendo di respirare aria contaminata, dorme in una camera iperbarica, oppure Nicole Kidman ossessionata dalle farfalle al punto da cercare rifugio in un luogo chiuso non appena una svolazza accanto a lei. Ma gli esempi di paure celebri sono tanti altri: Kim Basinger e Barbra Streisand sono terrorizzate dagli spazi aperti, Robert Mitchum lo era della folla, Howard Hughes si chiuse per mesi in una camera d’albergo con le finestre sigillate, angosciato com’era dai germi, Tommy Lee Jones soffre addirittura di una fobia quasi unica, quella per le targhette cucite all’interno degli abiti. Tra le paure più intime contemporanee c’è persino l’anuptafobia, ovvero la paura di rimanere single, un po’ come capita alle protagoniste della serie televisiva Sex and the City, o la telephonobia, che è quella di sentire squillare ad ogni momento il telefono cellulare, o, ancora la ritifobia, ovvero il timore delle rughe. «Il mondo edonistico e consumistico come quello attuale spinge anche ad avere altre particolarissime fobie», spiega il dottor Purgato. «Molti, per esempio, soffrono di quasimodofobia, cioè della paura di essere brutti, di non essere all’altezza dei modelli proposti dalla televisione e della pubblicità, di non avere il coraggio di guardarsi allo specchio che porta sempre più persone ad agire sul proprio corpo anche con la chirurgia estetica e l’uso di sostanze dopanti». Ma anche le donne, almeno certe donne, oggigiorno mettono molta paura: «Si chiama amazzonefobia ed è una delle epidemie psichiche del nuovo millennio», spiega l’autore del saggio. «Colpisce gli uomini che temono questa nuova generazione di donne agguerrite e dominatrici, che hanno successo e potere e che proprio per questo sono la prova del declino del maschio messo a dura prova da crisi di identità».
C’è chi soffre di xantofobia (paura del colore giallo) e chi di porphyrofobia (paura del color porpora), chi di pentherafobia (paura della suocera troppo amica) e chi, parenti a parte, di gamofobia (paura del matrimonio), ma anche chi è affetto da paraskavedekatriafobia (del venerdì 13) e da octofobia (del numero 8), da japanofobia (paura dei giapponesi), da judeofobia (paura degli ebrei) o da gallofobia (paura dei francesi). I rimedi? Non sempre lo psicologo e l’analista bastano a far vincere le fobie e per questo c’è chi trova soluzioni alternative: ad un uomo che protestava con Alfred Hitchcock perché sua moglie da quando aveva visto la scena dell’uccisione nella doccia nel film «Psycho» non voleva più lavarsi e gli domandava un rimedio, il regista rispose serafico: «Ha mai preso in considerazione la possibilità di mandare sua moglie alla lavanderia a secco?». Anche le paure a volte si sdrammatizzano con un po’ di ironia.