VIAGGIO IN INDIA

Per qualcuno è l'inferno: 18 milioni di abitanti - la metropoli più densamente popolata del pianeta - slum in pieno cuore urbano, tombe a cielo aperto dove i corpi vengono mangiati dagli avvoltoi, bambini che chiedono l'elemosina con lo stesso candore con il quale da noi domanderebbero ai genitori l'ultimo modello dello zainetto Invicta. Per i bombayite, gli abitanti, è la città dove il sogno collettivo diventa realtà: grattacieli come a Manhattan, ville milionarie (quella del petroliere Mukesh Ambani, il Paperone dell'Asia, è costata 2 miliardi di dollari), la Borsa più antica del continente, la favola cinematografica di Bollywood, club alla moda come il Leopold Café, mito dei residenti, e il Willingdon Sports Club, dove per diventare socio c'è una lista d'attesa lunga trent'anni.
Mumbai dei contrasti, bellissima e spietata. Sbagliato fermarsi alle apparenze: nella capitale finanziaria dell'India che da sola genera il 5% del Pil del Paese, gli slum, ad esempio, sono un'attrazione turistica. Da quando nella bidonville di Dharavi sono state girate alcune scene del film da otto premi Oscar «The Millionaire», i tour organizzati fra le baracche proliferano. Le tombe a cielo aperto (accanto ai giardini pensili di Hanging Garden, dategli un'occhiata) sembrano una barbarie. Poi ti spiegano che sono il luogo di sepoltura dei Parsi, una setta di origine persiana con adepti celebri come il direttore d'orchestra Zubin Metha, che per tradizione, da sempre, non cremano e non seppelliscono. Qui hanno le Torri del Silenzio per consegnare i defunti all'aldilà (e agli avvoltoi). La visita del Dhobi Ghat, il lavatoio pubblico, un patchwork colorato di abiti di cotone stesi ad asciugare sui tetti in lamiera delle baracche, ricorda molto il quartiere dei conciatori a Fes, in Marocco. Qui però è ancora più intrigante perché, ti raccontano, solo gli uomini nativi dello stato dell'Uttar Pradesh, nel nord del Paese, possono lavorarci. È lo strano fenomeno, tutto indiano, delle caste: nasci e muori nel tuo personalissimo mondo eternamente uguale nei secoli.
Da generazioni, i credenti di fede giainista si tolgono le scarpe (così come i turisti che vogliono visitarlo) per entrare a pregare nel tempio dedicato al profeta Adinath, nel lussuoso quartiere di Malabar Hill. Un'altra sosta che merita. La Mumbai coloniale, quella che gli inglesi hanno edificato fedelmente ai modelli architettonici della madrepatria, è ancora più intrigante. In questa meraviglia di edifici neogotici in mattoni rossi spicca la silhouette di Victoria Station (sì, come a Londra): dove nell'Ottocento è partito il primo treno indiano della storia, oggi si spostano 6 milioni di pendolari al giorno fra un potpourri di guglie, vetrate, sculture di pavoni, leoni, scimmie. Accanto: le residenze signorili, le scuole, il tribunale, l'edificio dove nel 1865 è nato Kipling.
Un'altra residenza celebre è quella del Mahatma Ghandi. La sua casa-museo in Laburnum Road ha una raccolta commovente di fotografie, oggetti personali (compreso il filatoio con il quale ogni mattina filava il cotone, per non doverlo acquistare dagli inglesi), libri, lettere, tenuti come una bomboniera dagli impiegati della fondazione che la gestisce (www.gandhi-manibhavan.org). Un altro volto dell'India. Poi si va nel grande teatro metropolitano di Chowpatty beach, la spiaggia che al tramonto è affollata di bancarelle e di varia umanità, o nel bar all'ultimo piano del Taj Mahal Palace, con una vista straordinaria sul Gateway of India. Riaperto da pochi mesi dopo l'attentato del 2008, il Taj Mahal è ancora l'albergo più charmant della città, modernissimo (chiedere delle suite firmate Piero Lissoni) e allo stesso tempo old style. Oggi ci vengono vip e politici, dal presidente Barack Obama a Sarkozy, ma la sua storia è un po' lo specchio della storia del Paese. Fu fatto costruire nel 1903 dal ricco industriale indiano Jamsetji Tata, dopo che gli fu negato dagli inglesi l'ingresso al Watson Hotel. Motivo: era indiano. Info: soggiorno al Taj Mahal Palace and Tower da 345 euro (www.tajhotels.com).
Tra i vari tour operator che programmano l’India ne segnaliamo due: Passatempo e i Viaggi dell’Elefante. Il primo propone (per minimo due persone) 6 notti/8 giorni con prima colazione, voli Lufthansa, transfer, escursioni alla città, all'isola di Elephanta e Bollywood da 1390 euro per persona, supplemento Taj Mahal Palace e Tower 210 euro (tel. 035.403530; www.passatempo.it). Altri interessanti pacchetti sono offerti dal tour operator I Viaggi dell'Elefante, (tel. 06.60513000, www.viaggidellelefante.it), specializzato in strutture di lusso.