Viaggio nel cervello per trovare l'Io (e forse anche Dio)

Il linguaggio è la nostra impronta digitale: allo Iuss di Pavia la stanno cercando Con risultati sorprendenti

Si calcola che il numero di particelle elementari dell'universo, che compongono tutti i corpi presenti in tutti i pianeti di tutti i sistemi solari di tutte le galassie, sia 10 seguito da 72 zeri. Il numero dei circuiti neuronali di un uomo, invece, 10 seguito da un milione di zeri. Una cosa che, passando dalla scienza alla letteratura, farebbe impazzire Borges. Questo per dare un ordine di grandezza delle possibilità del cervello umano, e un'idea del campo d'azione della ricerca scientifica. Seducente, vero?

Quello che seduce, entrando al Palazzo del Broletto a Pavia, sede dello Iuss, una Scuola superiore dove, fra attività teorica e sperimentale, si studiano le nuove frontiere della scienza e dell'uomo, è la sinergia informatico-architettonica tra un ascetico edificio medievale e le sofisticate aule hi-tech. Volte a botte e wi-fi : dal XII secolo al futuro nel tempo di una lectio . Dove, abbattendo gli steccati disciplinari che incrostano la vecchia accademia, passando da Borges alla scienza, s'impartiscono alle classi insegnamenti come «Dèi, eroi e miti dell'Oriente antico» e «Neuropragmatica», o «Robotica» e «Ricerca della vita extraterrestre». Le scoperte di domani si confrontano con le certezze di ieri. A volte le consolidano, altre le demoliscono.

Consolidando le intuizioni e demolendo i pregiudizi, i motori propulsivi delle idee sono la curiosità per la natura, lo stupore per la realtà e il coraggio di osare. Poi occorre un luogo in cui coltivare simili passioni e i soldi per irrigare il terreno. E se l'invidiabile tradizione italiana dell'insegnamento - confermata dai nostri studenti e docenti che all'estero fanno faville - si salda con uno Stato che fa il proprio dovere, allora fioriscono le Scuole «speciali», come la Normale e la Sant'Anna di Pisa, o l'Imt di Lucca, o la Sissa di Trieste. O l'Istituto universitario di studi superiori di Pavia. Si scrive Iuss, si legge Sapere aude . «La nostra missione è la promozione del merito - spiega il rettore Michele Di Francesco -: valorizzare i giovani di talento che sono la risorsa del nostro futuro. Non solo garantire l'istruzione a tutti, ma permettere ai più capaci di accedere ai gradi più alti del sapere».

Qui, tra studenti selezionatissimi e docenti di ogni area dello scibile, si lavora su due grandi ambiti di studio, apparentemente slegate, in realtà inscindibili. La prima: le neuroscienze cognitive, cioè le interazioni tra cervello, linguaggio e comportamento. La seconda: la valutazione e la gestione del rischio, declinato in tutti i campi: catastrofi naturali, incidenti nucleari, malattie, crisi politico-sociali. Nella prima sfera si studia l'uomo, e la natura della mente. Nella seconda l'ambiente in cui l'uomo agisce, tra mutamenti e incognite.

La vita è una reazione chimica, o un dono di Dio. Sopravvivere un imprevisto.

«L'approccio dello Iuss è quello di un viaggio per una nuova avventura del sapere. Partiamo con quello che sappiamo per trovare ciò che non conosciamo. E lo si può fare solo procedendo su rotte mai navigate con metodi diversi da quelli usuali. Così, se io voglio scoprire qualcosa di nuovo sul cervello umano, devo fare interagire discipline come la linguistica, la medicina, la psicologia, l'economia...». E perché proprio il cervello è al centro del viaggio? «Perché - è la lezione personale che ci tiene Andrea Moro, professore di Linguistica generale, 53 anni, venti dei quali al San Raffaele di don Verzè, studioso dei fondamenti neurobiologici del linguaggio, visiting scientist al Mit e alla Harvard University - il cervello umano è l'unico in grado di parlare. Attenzione: non “comunicare”, quello lo fanno tanti animali. Ma “parlare”, in senso cartesiano. Cioè non solo usare singole parole, cosa che fanno anche gli scimpanzè, ma disporle insieme per esprimere un pensiero, che è esclusivo dell'uomo». Parlo dunque sono. «Bene. Questo è il punto di partenza. Ora si tratta di capire perché soltanto il cervello umano è in grado di elaborare un linguaggio, capire come mai è successo a noi e non alle formiche o alle scimmie. Se io capisco il funzionamento del cervello umano, ho più probabilità di “aggiustarlo”. Cioè di prevenire malattie come la schizofrenia, l'Alzheimer, i tumori cerebrali...». E di estrarre informazioni perdute, come i ricordi di bambino, che sono ancora dentro di noi da qualche parte, e «ripararle». O sperimentare scientificamente - come si sta facendo attraverso la registrazione corticale intraoperatoria con paziente in stato di veglia - la «lettura del pensiero»... Di più. «Poiché l'impronta digitale dell'essere umano è il linguaggio, e siccome il linguaggio deriva dal cervello, capire cosa permette al nostro cervello di parlare serve a rispondere alla domanda con la D maiuscola: “Chi siamo, noi?”. E anche se la risposta fosse “un caso”, sarebbe una risposta». Che, parlando di scienza, è una conclusione squisitamente filosofica.

Il fisico Stephen Hawking è convinto che la filosofia sia morta, perché oggi è la scienza che dà le risposte. E il biologo Richard Dawkins pensa che se non è morta, ha però perso terreno. «E invece - risponde Moro, un credente che non può non dirsi darwiniano - non è mai stata così viva: tutte le grandi domande, sull'uomo e l'universo, scaturiscono da una prospettiva filosofica. A partire dalla domanda di tutte le domande: “Come fa una massa di atomi chiusi in un corpo a far dire a un determinato organismo, e a uno soltanto, non a un mattone o a uno scimpanzè, la parola Io”? Non occorre essere credenti per riconoscere che la realtà è più di ciò che si vede».

E una volta «visto» cosa è l'uomo, si può studiare come sopravvive nell'ambiente in cui vive, gestendo tutti i rischi che presenta il mondo: dai terremoti ai virus, dalle crisi finanziarie ai rivolgimenti sociali. Per permettergli di continuare il suo cammino sul pianeta.

In fondo, ci dice questo neurolinguista, scienziato e credente, l'unica vera domanda per ogni essere umano, da sempre, è: «Come faccio a essere felice?». Ed esistono solo due risposte, contrapposte e di per sé valide entrambe: una la dà Epicuro, l'altra Cristo. Altro non è possibile.

Risposte e domande. Mentre usciamo dal Palazzo del Broletto è pomeriggio tardi, ed entrano, per le lezioni serali, gli studenti della Iuss. «Qui - dice il rettore - applichiamo metodi diversi per rispondere a interrogativi antichi, ponendosi domande nuove. Il viaggio è sempre quello, sono le rotte che cambiano. Se i ragazzi, uscendo da qui, mi dicono che ora hanno domande che prima non avevano, significa che abbiamo fatto il nostro dovere. Quale? Aumentare il loro grado di libertà».

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Lun, 02/03/2015 - 09:08

Il cervello è composto da 100 miliardi (10^11, dieci elevato ad 11) di cellule (i neuroni), ognuna delle quali sviluppa in media 10 mila connessioni (10^5) con le cellule vicine. Di consegenza il numeto totale di connessioni è circa 10^16, cioè uno seguito da 16 zero (che è un numero enorme). Da dove salti fuori 10 seguito da un milione di zeri lo sa solo l'autore dell'articolo. Il numero di atomi presenti nell'universo "osservabile" si pensa sia circa 10^84, cioè mille miliardi di volte di più di quanto indicato all'inizio dell'articolo, e parliamo di atomi non di particelle ... Se queste sono le premesse dell'articolo come è il seguito ?