Un viaggio nel tempo per visitare l’antica via Flaminia

Passeggiare lungo l’antica via Flaminia, ammirarne il paesaggio e visitarne i monumenti. Viaggiare nel tempo è possibile. Almeno virtualmente. Il Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, infatti, ieri, ha inaugurato il «Museo virtuale della via Flaminia antica», realizzato da un team di ricercatori dell’Istituto di tecnologie applicate ai beni culturali-Heritage Lab del Cnr, sotto la direzione di Maurizio Forte. In un’apposita sala sono state realizzate quattro postazioni interattive collegate a altrettanti viaggiatori virtuali, guidati tramite joystick. I personaggi possono muoversi lungo via Flaminia e visitare le ricostruzioni della Villa di Livia, dell'area archeologica di Grottarossa, di Ponte Milvio e Malborghetto. In ogni tappa, incontrano diversi ospiti - nella Villa di Livia, tra gli altri, l’imperatore Augusto e Livia stessa - disposti a fornire informazioni su architettura, storia e costumi dell’epoca. Malgrado il numero limitato di postazioni, la visita non è solo per quattro persone: per il resto del pubblico sono previsti occhiali stereoscopici e un grande schermo che riproduce, in tre dimensioni, quanto accade sui monitor. La grande novità del Museo è proprio la possibilità di condividere la visita con altri utenti. «È il primo caso, in Europa, di un museo virtuale archeologico condiviso - dice Forte -. Peraltro di facile accesso al pubblico. Il sistema propone la ricostruzione dell’ecosistema antico nel tratto romano della strada, con rimandi ai reperti presenti nella sede museale, e la mappatura dell’intero asse viario, realizzata con rilievi, foto satellitari, carte e topografie». Muovendosi, gli avatar lasciano scie luminose, che possono essere seguite da altri utenti, ma che, soprattutto, sono utili agli studiosi per comprendere come venga vissuta l’«immersione» virtuale, le cui potenzialità devono essere ancora pienamente valorizzate. Al Museo virtuale hanno lavorato trenta ricercatori per oltre due anni, usando modelli digitali di terreno, fotomosaici e rilievi archeologici e topografici. Il progetto non si ferma qui. È prevista, a breve, la pubblicazione di un volume sulla Villa di Livia che ne analizzerà gli aspetti architettonici, archeologici, pittorici, oltre alle nuove tecniche per «comunicarli». E ancora, un sito web e un’isola sulla community virtuale Second Life. Per dare al passato la possibilità di una «seconda» vita. Il progetto, finanziato da Arcus, è costato 750 mila euro, cui se ne aggiungono 60 mila per la costruzione della sala che lo ospita.