Vicente Ballester Far & C.

Si tratta di tre sacerdoti spagnoli trucidati nella mattanza del 1936. Don Vicente Ballester Far era nato nel 1888 a Benidoleig, nell’arcidiocesi di Valencia. Per le sue ottime doti di studente ottenne una borsa di studio che lo accompagnò fino al 1912, anno in cui fu ordinato sacerdote. Fu destinato a Jávea, dove divenne il cappellano della gente di mare. Viveva da povero: i vestiti erano regalati, i mobili prestati, le lenzuola finiva col darle ai bisognosi. Quando morì, addosso gli trovarono un cilicio. Morì ammazzato, naturalmente, in località Benisa. Don José Ramón Pascual Ferrer Botella era del 1891 e nato ad Algemesí, stessa arcidiocesi. Ordinato sacerdote nel 1913, fu mandato a officiare in una chiesa così malridotta che dovette praticamente ricostruirla. Poi fece fare un campetto di calcio per i ragazzi della parrocchia e due piste, una per la corsa campestre e una per le gare di bicicletta. Non ebbe il tempo di fare molto altro perché nel 1936 lo ammazzarono in località Albalat de la Ribera. Don José María Ferrándiz Hernández era nato nel 1879 a Campo de Mirra, in provincia di Alicante. Studiò in seminario a Valencia, anche lui con una borsa-premio. Dopo l’ordinazione sacerdotale, nel 1904, conseguì un dottorato in teologia. Nel 1905 fu nominato parroco di Jálon, dove rimase fino al 1910. In quell’anno passò a Benisivá. Due anni dopo venne nominato arciprete di Alberique. Qui creò una mensa gratuita per i bisognosi. Fu poi arciprete a Denia e infine a Santa María de Alcoy, grosso centro industriale in cui terminò la sua carriera perché lo uccisero.