Videogame, un bimbo su 4 gioca già a tre anni

Parla ancora così così, ma già riconosce
lo schermo di una consolle. È la fotografia scattata da un’indagine Swg. L'esperto: "I videogiochi fanno parte della vita
dei nostri figli e bisogna imparare a utilizzarli in modo
responsabile"

Roma - Parla ancora così così, ma già riconosce lo schermo di una consolle. È la fotografia di più di un bambino su quattro scattata da un’indagine Swg per il movimento italiano genitori (Moige), secondo la quale più del 25% dei bambini italiani inizia a utilizzare i videogiochi già a partire dall’età di tre anni. Nessun allarme, dice però Maria Rita Munizzi, presidente del Moige: "Oggi i videogiochi fanno parte della vita dei nostri figli e bisogna imparare a utilizzarli in maniera consapevole e responsabile".

Forte accelerazione Secondo l’indagine, infatti, quasi il 30% dei bambini tra i sette e i dodici anni ormai utilizza regolarmente i videogiochi, mentre quasi uno su tre ha imparato l’arte della consolle prima di iniziare la scuola. Si tratta di un dato in forte accelerazione, spiega il Moige, perchè tra quelli che hanno oggi dai 13 ai 17 anni, appena uno su dieci può dire di aver giocato prima della prima elementare. Complessivamente, spiega il movimento genitori, poco meno della metà dei ragazzi italiani gioca ai videogames almeno una volta al giorno e ogni volta per quasi un’ora. Uno su due dedica ai viedogiochi anche fino due ore al giorno.

La preoccupazione dei genitori Per venire incontro ai genitori, preoccupati dall’eccessiva diffusione di questi passatempi (secondo l’indagine l’89% ha questo timore), il Moige ha avviato una campagna per la sensibilizzazione dei minori a un uso responsabile dei videogiochi e per far conoscere ai genitori gli strumenti a disposizione per limitare questo fenomeno. Alla campagna dà il suo contributo anche la Microsoft che ha sostenuto la ricerca e la diffusione dei risultati e che, spiega Maurizio Zazzaro della divisione intrattenimento di Microsoft Italia, adotta tre sistemi diversi per aiutare i genitori a controllare il tempo passato dai propri figli davanti allo schermo. Il primo, spiega, è il Pegi, uno standard internazionale per le etichette sul prodotto, che riportano l’età minima consentita e il genere di videogioco (se d’azione, violento, eccetera). Il Pegi, precisa Zazzaro, non riguarda solo l’etichetta: se il genitore imposta l’età del figlio sulla consolle, questa non permetterà ai giochi previsti solo per un’età superiore di funzionare. Il secondo sistema è il family timer, un meccanismo che consente al genitore di impostare sul videogioco un tempo massimo di utilizzo per il ragazzo. Non solo, ma siccome molti giochi ormai vengono utilizzati in rete, la consolle dà al genitore anche la possibilità di scegliere a quali compagni di gioco si può dare la propria fiducia, selezionando tra la lista degli utenti on line.

La sensibilizzazione Tra novembre e dicembre, spiega Munizzi, partirà una campagna che coinvolgerà dieci scuole in Italia. I bambini saranno coinvolti con un teatro di marionette, mentre ai genitori e agli insegnanti sarà consegnato materiale informativo sul quale, spiega il Moige, la scuola potrà condurre delle attività nel corso dell’anno.