Videogame in sicurezza Queste le regole se il gioco si fa duro

Si può uccidere per (video)gioco? La domanda è lecita, soprattutto se sei genitore e soprattutto se i tuoi figli sono appassionati di console. Perchè giocare è un diritto di tutti, ma la sicurezza e la tranquillità sono un obbiettivo a portata delle famiglie. I produttori dell’industria del gaming infatti hanno affinato e perfezionato tutti gli strumenti necessari al sano videogiocare. Così ecco, ad esempio, che comprando una Nintendo 3Ds, una Wii, una Xbox o una Playstation 3, le precauzioni sono a portata di impostazioni.
Per Andrea Persegati, general manager di Nintendo Italia, «proteggere i bambini dall'esposizione a contenuti indesiderati è sempre stata una priorità: ad esempio il Filtro Famiglia, presente sulla 3DS e sulle altre nostre console, assicura ai genitori una fruizione sicura da parte dei figli. E tra l'altro, sulla 3DS, permette anche di eliminare l'effetto tridimensionale in favore di una visione 2D». Come fare? Basta andare nelle impostazioni, scegliere una password e il gioco (per il genitore) è fatto: si può ad esempio limitare l’uso dei software in base alla classificazione PEGI (ovvero il numero che appare sulla scatola e che consiglia a chi indirizzare quel tipo di gioco), di internet, dello scambio di dati quali foto immagini e registrazioni audio/video, dello scambio di dati, della registrazione di nuovi amici, del download di demo di software. Tutto insieme o anche separatamente.
Anche se, ovviamente, la prima regola è instaurare un rapporto di fiducia con i propri figli, come (giustamente) sostiene Evita Barra, nuovo direttore della divisione Retail Sales&Marketing di Microsoft: «Io sono mamma di un bambino di 7 anni e sono molto attenta, visto il lavoro che faccio, alle caratteristiche di console e giochi. Però, prima di tutto, dico che vanno educati i genitori che non possono delegare a una macchina i loro compiti. I responsabili dei nostri figli siamo noi, insomma. E dunque: innanzi tutto va spiegato loro i rischi in cui si può incorrere e poi utilizzare tutte le precauzioni che la tecnologia dà. Nel caso di Xbox esiste ad esempio un Family Timer, ovvero la possibilità di decidere quanto tempo dare ai propri figli per giocare. Allo scadere del tempo la console si spegne automaticamente. Così come è possibile impostare la fruizione dei contenuti secondo la classificazione per età: dai 3 anni, dai 7, dai 12 e sopra i 18. In questo caso la console non leggerà i giochi che hanno una classificazione diversa da quella impostata. Il tutto diventa poi importante ora che su Xbox sarà possibile vedere anche i contenuti tv, grazie anche all’ultimo accordo con Mediaset Premium».
Stesso discorso, ovviamente, vale per Sony e per la Playstation, altro strumento che va oltre il semplice concetto di gioco: per questo esiste un controllo continuo della passsword con richiesta di modifica ogni volta che si riproduce un contenuto con restrizioni o si avvia il browser internet, o anche una serie di filtri per la riproduzione dei dischi Blu-ray o dei Dvd. Anche in questo caso la classificazione dei videogiochi per età consente un continuo controllo da parte dei genitori. E soprattutto la possibilità, visto che Playstatio e Psp, sono terminali che permettono di giocare online, di chattare o di visualizzare contenuti come fumetto i cartoni animati, di regolare il flusso di visione o di eliminare un linguaggio non consono all’età di chi sta usufruendo della console.
E quindi, tornando alla domanda iniziare, uccidere per videogioco è assolutamente lecito, ci sono titoli di guerra o di avventura che sono diventati di culto per il popolo delle console. Però non è un gioco per tutti e com’è giusto che sia la tecnologia ha l’antidito per non commettere errori sulla pelle dei nostri figli. Basta saperlo - e volerlo - usare.