Vidic: «Devo abituarmi alle sceneggiate italiane»

«Difficile arbitrare qui: ci sono troppi furbi. Sono più onesti in Inghilterra Mazzarri come Ferguson: per loro l'armonia del gruppo è la prima cosa»

nostro inviato ad Appiano G.

«Ero eccitato. Quando ho saputo di essere un giocatore dell'Inter mi sono detto: beh, non è la prima volta che vado in Italia ma credo proprio che questo sia il momento giusto per giocare nell'Inter». Nemanja Vidic è un duro con il sorriso alla Ringo, è sfilato per quasi mezz'ora senza mai perderlo, vincente per carattere, formidabile professionista, prima di imbarcarsi per Milano si è fatto preparare un dossier su tutti gli attaccanti che avrebbe incontrato in serie A. Basta?

«No, devo migliorare e devo adattare le mie capacità al calcio italiano, è difficile giocare qui. Devo adattarmi a tutto, inclusa la gestione della partita da parte degli arbitri e per quello che mi riguarda i contatti con gli avversari».

Niente a che fare con la Premier?

«Credo che il lavoro dell'arbitro sia difficile anche a causa del comportamento dei giocatori che spesso chiedono falli o rigori inesistenti con continue interruzioni di gioco, in Inghilterra questo avviene meno. Ecco perché dico che devo adattarmi ai diversi comportamenti dei giocatori avversari. Ma io non sono qui per cambiare la mentalità, sono qui per adattarmi al calcio italiano. Certamente preferisco il modello inglese perchè mi sembra più onesto e rispettoso».

L'Inter ha vinto tutto con giocatori abituati a vincere come Eto'o e Lucio, lei si sente uno come loro?

«Non devo mai parlare di me ma della squadra, raggiungeremo gli obiettivi come gruppo e come club, mai singolarmente. Adesso è presto per dire dove arriveremo, costruiamo questa stagione partita dopo partita, sarebbe bello vincere l'Europa league, sarebbe bello arrivare tra le prime tre in campionato, vincere lo scudetto sarebbe bellissimo».

Chi ritiene sia stato il miglior difensore nella storia dell'Inter?

«L'Inter ha avuto difensori fortissimi, penso al recente passato, potrei dire Cordova o Lucio. Dico Samuel».

Come va con la difesa a tre?

«Abbiamo lavorato forte in estate e continuiamo con molto lavoro tattico. In queste prime partite abbiamo mostrato solidità, non prendere gol è importante anche per gli attaccanti che non vanno sotto pressione e non si sentono costretti a segnare due o tre gol. Comunque mi sento sempre più a mio agio in questo nuovo modulo e spero di mostrarlo anche a Palermo».

Ferguson giocava a quattro: ci sono analogie fra lui e Mazzarri?

«Sono due manager che mettono l'armonia di gruppo e l'atmosfera attorno al primo posto. Questa è una filosofia che mi piace».

Che Inter vedremo a Palermo?

«È bello aver vinto a Kiev anche se potevamo giocare meglio. Niente gol subiti, nessuna sconfitta, è importante iniziare a questo modo e lo mostreremo anche a Palermo».