Una villa tra i fiori per la riabilitazione psicosociale

Immersa nel verde della zona di Monte Mario a Roma, Villa dei Fiori accoglie pazienti che, in situazioni di crisi, hanno bisogno di sostegno psichiatrico, psicofarmacologico e psicologico. Dispone di 100 posti letto e ha due unità operative: Psichiatria e Disturbi del Comportamento Alimentare. C’è poi una residenza sanitaria assistita per pazienti psichiatrici, con difficoltà permanenti a gestire la propria vita al di fuori di un ambiente protetto. Di come si articola l’attività, ce ne parla il dottor Gerland Lo Cascio, viceprimario.
Quali sono le patologie prevalenti dei vostri ospiti?
«Tutte quelle psichiatriche: dalle psicosi, schizofrenica o affettiva, alle forme nevrotiche gravi e ai disturbi di personalità. I pazienti arrivano da casa o trasferiti da altre strutture ospedaliere, riabilitative, residenziali, sporadicamente giudiziarie. I ricoveri sono volontari e autorizzati dal Centro di Salute Mentale che segue il soggetto. Stanno da noi in media un mese, difficilmente oltre i tre».
Bastano per risolvere una crisi acuta?
«Trenta giorni sono una media statistica. Si può risolvere anche in tempi più brevi».
Qual è il percorso di cura?
«Il paziente viene accolto attraverso un primo colloquio con lo psichiatra e lo psicologo che oltre che per l’anamnesi, serve per ottenere le informazioni cliniche per arrivare a una sintesi del quadro psicopatologico. Nel secondo incontro, di psicodiagnosi, approfondiamo la conoscenza dell'individuo per inquadrarne gli aspetti più importanti della personalità, le risorse personali disponibili e le capacità introspettive e relazionali: valutiamo i punti di forza sui quali è possibile riflettere e lavorare insieme. Oltre al colloquio, che rimane l’approccio privilegiato, usiamo, se necessario, diverse batterie di test a seconda delle patologie. Alla fine di questi accertamenti, viene definito il trattamento psicologico e psicoterapeutico. Ma è molto importante anche incontrare i membri della famiglia per valutare e attivare le risorse disponibili al suo interno. Oppure per capire se ci sono distorsioni nelle dinamiche relazionali all’interno del nucleo familiare e bisogna quindi orientare il ricoverato verso un progetto terapeutico alternativo.Ogni individuo ha infatti un progetto personalizzato, concordato con il Centro di salute mentale di riferimento, al cui termine può prevedere il rientro a casa o l’accesso in comunità terapeutica, case famiglia o altre strutture terapeutiche o residenziali».
Tra i vostri utenti ci sono anche tossicodipendenti e alcolisti. Con quali risultati?
«Il paziente tossicodipendente viene indirizzato alla nostra struttura solo in caso di comorbidità con una diagnosi psichiatrica: in questo caso si parla di doppia diagnosi. Altrimenti segue progetti terapeutici presso altri servizi. Analogo il discorso per gli alcolisti, dove però la comorbidità è più frequente. In questi casi un buon risultato, otre all’astinenza e al superamento degli eventuali effetti connessi, è quello di motivare l'alcolista nel proseguire nel percorso di cura».
La carta dei servizi di Villa dei Fiori dice che i pazienti devono avvisare anche quando lasciano il reparto. Non sono liberi di muoversi?
«Sono assolutamente liberi, basta che avvisino gli operatori dei loro spostamenti. Per eventuali uscite, sia da soli, sia con l'operatore, devono chiedere l'autorizzazione alla Direzione Sanitaria perché possa esserne valutata l’opportunità».
Ci sono altre limitazioni?
«Non possono fumare, se non negli appositi spazi e quelle inerenti al rispetto della privacy altrui».
Quali sono le norme di sicurezza all’interno della struttura?
«Quelle previste dalla normativa vigente per tutte le strutture sanitarie accreditate. Oltre a un’attenzione specifica mirata all’incolumità dei pazienti affetti da patologia psichiatrica, maggiormente a rischio di gesti o condotte autolesive. Ma non ci sono sbarre alle finestre, o cose simili. Bensì tapparelle fisse, reclinabili e regolabili».
Avete anche una ventina di pazienti cronici. Da quanto tempo? E perché non è possibile trovargli un'altra sistemazione?
«Si tratta di pazienti, il più “vecchio” è degente qui da circa dieci anni, per i quali la permanenza in una struttura come la nostra è stata ritenuta la più adatta dal Centro di Salute Mentale competente, dalla famiglia, oltreché essere gradita all’interessato».