A Villa Santo Stefano i vecchi riti contadini

Loredana Gelli

Un tuffo nelle atmosfere agresti per scoprire una natura incontaminata. A Villa Santo Stefano, nicchia verde del Frusinate, tutto è pronto per offrire ai visitatori uno spaccato di vita contadina. Oggi e domani, infatti, si potrà assistere agli antichi rituali della mungitura e governo degli animali, alla mietitura del grano e alla rievocazione storica della trebbiatura e della pressatura del fieno e della paglia. La location, naturalmente, un grande campo verde dove protagonisti indiscussi sono proprio loro: gli animali, cavalli e buoi, e le antiche trebbiatrici, lustrate a nuovo ma con il fascino di chi ha vissuto intensamente. A completare il quadro, stand gastronomici dove imperano la carne e le mozzarelle di bufala, mostre fotografiche ed esposizioni di oggetti artigianali. La festa della trebbiatura si concluderà con una ricca degustazione di fettuccine ai funghi porcini, raccolti proprio nelle zone circostanti Villa Santo Stefano. Vi consigliamo di approfittarne perché nel paese non ci sono ristoranti e il più vicino è ad Amaseno.
Le origini di Villa Santo Stefano si perdono nella leggenda. Luogo di nascita della vergine Camilla, che Virgilio canta nell’Eneide come simbolo della virtù guerriera delle donne d’Italia», si legge nella «Guida ai misteri e segreti del Lazio» (ed. Sugarco, Como, 1978) dove si racconta che il paese abbia dato ospitalità, addirittura, al mitico re volsco Metabo, padre di Camilla. Di certo è che l’uomo percorreva queste zone fin dalla preistoria come testimoniano i reperti litrici di Colle Formale, della Macchia, di Punta Lenza e di altre zone della valle dell’Amaseno. Vi si accede sia a monte, passando per Giuliano di Roma, sia costeggiando a valle il fiume Amaseno, che scorre a quattro chilometri. Il centro storico fu costruito nel medioevo. Nel XIII secolo, il paese fu in possesso dei conti di Ceccano che lo fortificarono con un poderoso torrione cilindrico, detto Torre del re Metabo e con una serie di mura nella zona Portella. In seguito subentrarono i Colonna che la governarono fino alla generale soppressione dei feudi avvenuta nel periodo napoleonico. Dalla Valle dell’Amaseno si arriva nella moderna piazza Umberto I caratterizzata da un giardino e un vecchio cannone posto a ricordo delle vicende di quei tristi anni. È proprio nelle strette stradine del centro storico, nelle numerose gradinate, nelle case poste a diversi livelli che troviamo il cuore del paese con le botteghe artigianali dove acquistare tipiche giare di terracotta o ogg etti artigianali in legno e ferro. Una particolarità è data dalla presenza di archi in muratura che uniscono gli edifici ai due lati delle stradine così da formare numerosi cripto portici.
Antichissima è anche la tradizione culinaria che si tramanda di generazione in generazione e che si basa sull’uso delle tantissime erbe selvatiche che, spontaneamente, crescono nei boschi e con le quali le massaie santostefanesi insaporiscono la pasta fatta a mano, i tipici «cecapreti». In questo periodo è facile sentire il profumo delle zuppe a base di «finocchiella» usata soprattutto per la «pasta di pane e fagioli».