Villaggio e Lino Banfi: al Lido c'è voglia di ridere

Alla Mostra gli intellettuali si rilassano e riscoprono i film considerati di serie B. da Franco&Ciccio a Nino Taranto. Ripresentata anche la pellicola del 1988 di Carlo Verdone <em>Compagni di scuola</em>

A volte ritornano… Anche quest’anno la Mostra di Venezia riproporrà il cinema italiano fra discontinua ascesa ed estenuante declino. Ora tocca al genere comico, a lungo considerato minore dai selezionatori dei festival, come se Arsenico e vecchi merletti contasse meno di Artisti sotto la tenda: perplessi, leone d’oro nel 1968.

La Mostra ha però capito da tempi che far piangere è più facile che far ridere e ha premiato la carriera di Paolo Villaggio e Jerry Lewis. C’è quindi coerenza nel non aver atteso la senescenza di Carlo Verdone per inserirne nella retrospettiva Compagni di scuola (1988), la cui buffa amarezza coglieva il declino nazionale in fase già avanzata: lo si può infatti datare da un film epocale come La dolce vita (1960).
Ammesso che le retrospettive continuino, nel 2040 quali autori odierni uniranno ancora, almeno nel ricordo, critica e pubblico? Ancora Verdone, con Moretti, Muccino, Sorrentino. E forse con Saverio Costanzo. E poi sono una legione quelli che meriterebbero una rivalutazione: Gigi Ballista, Ernesto Calindri, Walter Chiari, Duilio Coletti, Francesco De Robertis, Mino Doro, Anna Maria Ferrero, Gabriele Ferzetti, Claudio Gora, Paolo Heusch, Gualtiero Jacopetti, Livio Lorenzon, Elsa Martinelli, Lea Massari, Giuliano Montaldo, Gastone Moschin, l’italiano di Svizzera Paul Mueller, Raffaele Pisu, Guido Nicheli, Franco Prosperi, Eleonora Rossi Drago, Valerio Zurlini.
Sarebbe bello se il tempo facesse giustizia anche per loro. Il ricordo può valere più di un premio e pazienza se talora il ricordo è eccessivo, come nel caso di Franco Franchi & Ciccio Ingrassia. Vanno citati perché sono il motivo della presenza nella retrospettiva veneziana de L’onorata società di Riccardo Pazzaglia (1961), ora restaurato dalla Cineteca Nazionale di Roma. Pazzaglia pareva destinato a grande carriera di regista, ma oggi è noto - se è noto - per Quelli della notte e per certe canzoni scritte per Domenico Modugno. Proprio Modugno - dopo il successo della rivista Rinaldo in campo - aveva prodotto e interpretato L’onorata società. Qui Vittorio De Sica - ancora con la testa a La ciociara - era un mafioso. Il pubblico giovane di allora aveva però, a sua volta la testa, a Franco & Ciccio.

La Mostra del 1961 era quella del secolo dall’unità nazionale e sarebbe stata vinta da L’Anno scorso a Marienbad. Ma L’onorata società non era né un film patriottico, né un film a enigmi: raccontava di «due picciotti» inseguiti comicamente dalla vendetta d’onore. Quale sceneggiatore di allora, anche incline a fantasticare (lo erano Zavattini, Guerra, Flaiano), avrebbe immaginato il recupero nel 2010 de L’Onorata società alla Mostra? Il fatto è che ora l’estetica festivaliera è determinata da chi era un bambino che aveva riso con Franchi & Ingrassia...

Ma la retrospettiva va anche oltre. Per esempio, la Fondazione Cineteca Italiana di Milano ha restaurato per l’occasione 6X8/48 (Tutta la città canta) di Riccardo Freda. Cominciato nel 1943, finito nel 1945, il film rappresenta un professorino interpretato da Nino Taranto, che si muta in impresario teatrale. È il bruco che si fa farfalla, d’impronta hollywoodiana, ma l’esito è desolante per esiguità di idee e di mezzi. Ma anche presentare un film marginale serve come elemento di contrasto: fa capire la portata rivoluzionaria di titoli coevi, come quelli di De Robertis e Visconti.

Torniamo alla rassegna. Da 6X8/48 sono passati oltre vent’anni. Nel 1967 ecco un attore di Carosello (Vittorio Gassman), azzimato e che s’agita fino alla follia, perché convinto di un complotto degli animali contro di lui. È lo spunto del datato Lo scatenato di Franco Indovina, uno dei fiaschi di Gassman, allora nel suo periodo d’oro. Intanto in Italia s’era imposto il consumismo, non il comunismo. E nei quartieri alti di Roma il disagio della civiltà saliva. Se il pubblico se ne infischia, è perché, nelle sue fila, i benestanti sono aumentati, ma sono ancora minoranza. L’alienazione del personaggio di Gassman per la maggioranza è ancora un lusso.

Passano altri cinque anni, la «società del benessere» s’è consolidata. Non si muore più in guerra, ma in autostrada. O in aereo: capita proprio a Indovina, schiantatosi sulla montagna sopra Punta Raisi, arrivando all’aeroporto da dove erano partiti i «due picciotti» dell’Onorata società.

Passano ancora trentotto anni. Il 1 settembre 2010 la Mostra si apre. Si sa: i politici ogni anno rovistano tra film che non hanno visto e non vedranno, cercando spunti per polemiche che li rendano visibili. Ebbene, in uno dei film di cui ho scritto, i titoli di testa dicono: «Arredatore: Gianfranco Fini». Una retrospettiva serve anche per un’omonimia al momento giusto.