Violenta una tredicenne: condannato solo a 4 anni

Il ministro per le Riforme Calderoli: «Ma i giudici hanno pensato che la vittima poteva essere una loro figlia?»

Nino Materi

Emergenza stupri, ma anche emergenza giustizia. Una giustizia che su questo odioso crimine a volte dà l’impressione di usare due pesi e due misure: severità quando si ha a che fare con violentatori stranieri, tolleranza quando a indossare le vesti del «bruto» è un italiano. Un sospetto sicuramente infondato, ma che nasce legittimo dinanzi a sentenze come quella emessa ieri a Milano dalla nona sezione penale del Tribunale che ha condannato solo a 4 anni di carcere un ventenne colpevole di aver abusato della fidanzatina tredicenne del fratello. Una sentenza che, sotto il profilo tecnico-giuridico, siamo sicuri che non farà una piega. Ma che, tuttavia, lascia l’amaro in bocca. Un tema - quello della violenza sessuale - sul quale in questi giorni le strumentalizzazioni politiche si sprecano.
In prima linea è il ministro per le Riforme, Roberto Calderoli, promotore di un discusso progetto di legge per la castrazione chimica degli stupratori: «A Milano un ventenne è stato condannato ad appena quattro anni per violenza sessuale su una tredicenne, cioè poco più di una bambina. Se questo violentatore, dopo aver scontato un terzo della pena, dovesse accedere ai benefici di legge, potrebbe tornare in circolazione dopo poco più di un anno, magari a ripetere il medesimo crimine. Nessun rito abbreviato, nessun beneficio di legge, dovrebbe essere applicato per crimini così aberranti».
«Ma i giudici - si chiede provocatoriamente (ma anche con una buona dose di demagogia ndr) Calderoli - quando emettono queste sentenze, non ci arrivano da soli? E non arrivano neppure a pensare che potrebbe toccare allo loro di figlia?». Osservazioni che non saranno certo quelle di un fine giurista, ma riflettono la preoccupazione dell’opinione pubblica.
«La proposta della Lega Nord, presentata la settimana scorsa in Parlamento - rileva ancora il ministro - esclude la possibilità ai giudici di concedere simili benefici e introduce la castrazione chimica, ovvero la sospensione androgenica, che rappresenta oggi l'unico strumento concreto di difesa per le la donne e per la società contro questi comportamenti animali e criminali».
Intanto cresce di giorno in giorno l'allarme in tutta la penisola per il susseguirsi di fatti di cronaca legati a episodi di stupri. L'ultimo due notti fa a Roma, in un locale di Testaccio, quando quattro uomini hanno adescato una donna all'interno di un pub e, approfittando del suo stato di alterazione alcolica, l'hanno convinta a salire su un'auto e l'hanno violentata costringendola anche a consumare della cocaina. Negli ultimi quindici giorni di giugno, sono quattro i casi di aggressioni che hanno fatto maggiormente scalpore per il loro tasso di crudezza e violenza. La spirale di violenza inizia il 18 giugno. Quel giorno, infatti, a Bologna una 15enne viene sequestrata in pieno pomeriggio e violentata sotto gli occhi del fidanzato 17enne da due stranieri. I ragazzi vengono bloccati dagli extracomunitari in un luogo isolato di Villa Spada, un parco nel pieno centro cittadino. Gli aggressori, minacciandoli con il taglierino, si fanno seguire dai due in una zona del parco nascosta tra gli alberi e, mentre uno di loro tiene fermo il ragazzo, l'altro abusa della 15enne. Poi si scambiano di ruolo. L'episodio fa scattare immediatamente le polemiche; per la violenza il 21 giugno vengono fermati due marocchini, un ventenne latitante e un 17enne.
Un altro caso choc, il 19 giugno. Una giovane coppia viene aggredita nella notte a Pero, in provincia di Milano, da tre romeni. Il ragazzo viene legato ed imbavagliato mentre, ai danni di una studentessa di 19 anni, si consuma un feroce stupro di gruppo. Una settimana dopo, Mur Raduliviu 20enne romeno, viene arrestato, processato per direttissima e condannato a quattro mesi di reclusione. Per gli investigatori il 20enne ha fatto da palo durante la rapina e la successiva violenza. La caccia agli altri suoi due complici continua.