Violenza sessuale a Milano, preso il «palo»

Si era tenuto il cellulare e la collanina della ragazza

Paola Fucilieri

da Milano

Dicono di essere «insoddisfatti» i poliziotti della questura di Milano. Sostengono che l’esito del loro lavoro è «parziale» e che «le indagini proseguono». Come non condividere la loro insoddisfazione? Il giovane che hanno catturato infatti non è né l'autore materiale dello stupro avvenuto esattamente una settimana fa nelle campagne di Pero, né il complice che ha tenuto fermo il fidanzato della vittima mentre il terzo ragazzo approfittava di lei. Mur Raduliviu, 20 anni, incensurato, clandestino e residente nell’insediamento di baracche di via Capo Rizzuto (dove si sospettava, sin dall’inizio, si nascondessero tutti e tre gli aggressori, ndr) è solo il palo; il ragazzotto che, in premio per aver montato la guardia durante lo stupro, si è guadagnato il cellulare e una catenina d'oro rapinate alla ragazza.
Ciò vuol dire, almeno per ora, che a essere stato assicurato alla giustizia è senza dubbio il più innocuo, il soggetto con meno responsabilità oggettive tra i tre ragazzi dell’Est che, proprio nella notte tra venerdì e sabato scorsi, hanno assalito una ragazza di 19 anni e il suo fidanzato venticinquenne appartatisi su una Renault Clio davanti a un cantiere. Giovane clandestini che, dopo aver malmenato lui, hanno costretto la giovane ad un rapporto orale con uno di loro.
Se si eccettua l’entusiasmo, contagioso e mai casuale, del questore Paolo Scarpis - che assicura: «Non festeggiamo mai nulla, ma prenderemo anche gli altri due, a costo di andare fino in Romania» - quella della polizia, quindi, è proprio una vittoria dimezzata.
Già dalla sera dopo lo stupro di Pero i poliziotti hanno individuato Raduliviu grazie proprio al telefonino della giovane che il romeno aveva tenuto con sé e così hanno cominciato a pedinarlo. Hanno continuato a seguirlo in attesa dell'occasione per fermarlo che si è presentata martedì, alle 5 del mattino quando il ventenne, insieme a un complice, ha cercato di rubare qualcosa da un'auto in sosta in via Appennini: è lì che è stato arrestato.
Durante l’irruzione delle forze dell'ordine all'alba di mercoledì nel campo di via Capo Rizzuto, quindi, Raduliviu era già a San Vittore. E gli investigatori, speranzosi di trovare la baracca dove il ragazzo viveva nonchè, tra gli 80 giovani portati in caserma, i suoi due complici, a fine giornata hanno dovuto arrendersi all’evidenza: tutto quello che avevano tra le mani era proprio quel ragazzotto.
L'incidente probatorio nel quale è stato riconosciuto Mur Raduliviu è avvenuto quindi ieri alle 19 a Palazzo di giustizia col sistema del riconoscimento all'americana. Un espediente già utilizzato giovedì quando alla ragazza, vittima dello stupro, erano stati mostrati tutti i giovani prelevati, selezionandoli per età, dall’insediamento di via Capo Rizzuto durante i controlli iniziati all’alba. Ieri sia la giovane, sia il fidanzato hanno riconosciuto Raduliviu senza ombra di dubbio come il palo dello stupro.
Le due vittime dell'aggressione avevano peraltro già dato indicazioni positive agli investigatori giovedì sera, quando era stata loro mostrata una foto del romeno già rinchiuso a San Vittore. Così, il confronto all’americana di ieri mattina davanti al magistrato sarebbe stato solo una formalità se, per un caso fortuito, in quella prima fotografia mostrata ai fidanzati Raduliviu non avesse avuto con gli occhi chiusi.
Così, prima di far incontrare personalmente a Palazzo di giustizia la coppia e il romeno, i poliziotti - dovendo procedere innanzitutto, come richiede la prassi, a un riconoscimento fotografico - sono stati costretti a tornare a San Vittore e a immortalare ancora Raduliviu.
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