Virginia Woolf

Il ricco bagaglio intellettivo emerge in modo evidente dalla scrittura, che dichiara anche un'abilità profonda di pensiero, ricchezza introspettiva e intuitiva. Ma ciò non basta per suffragare la prevalenza dell'emotività nella personalità della scrittrice

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Tutti i segni grafici di Virginia Woolf concorrono a mettere in evidenza un carattere introspettivo e introverso, con ottime doti cognitive che senza dubbio favoriscono la capacità di scrittrice. La relazione e la comunicazione sono sottoposte al vaglio di una critica che poco spazio lascia a una sana elaborazione, ma piuttosto a un sottofondo di malinconia e di pensieri ossessivi (largo tra parole e lettere che perdono la fisiologia grafica). Anche l'energia vitale non le permette di sostenere con forza la sfera istintiva che rimane vittima dell'emozione la quale gioca un ruolo importante nella vita di Virginia.

La mente quindi rimane in balia di un'intelligenza fuori dal comune e di un Io debole che non riesce ad affrontare con serenità le frustrazioni che la realtà pone e propone a ogni essere mortale. Ciò è causa di cali del tono umorale per cui gli affetti sono vissuti intensamente dalla scrittrice, ma anche in modo contorto. Forse alla ricerca di un affetto che non ha saturato la sua vita giovanile ella non riesce a riempirsi di tutto ciò che la circonda.

Persona troppo intelligente per accettare la sconfitta, ella si è dimostrata anche incapace di far tesoro del suo talento e di utilizzarlo per un sostentamento morale di cui è stata privata. La sua firma così lineare conferma la "pulizia mentale" che sta alla base della natura di Virginia Woolf, mentre la paraffa nel cognome del marito, indica una sofferenza che non riesce a essere rimarginata e che è sempre presente nei suoi pensieri fino a svilire la forza psicofisica. Ne scaturisce una sorta di aggressività, intesa in questo caso come masochismo, che viene rivolta verso se stessa (tagli della "t" leggeri e sfumati).

Anche per Virginia Woolf vale lo stesso discorso fatto anche per altre grandi donne: la notevole intelligenza e la ricchezza interiore che ha prodotto cose sublimi non le è servita a riempire il vuoto che la morte dei genitori ha provocato in lei. Le capacità relazionali sono fondate sul bisogno di essere riempita, accudita e aiutata a superare l'isolamento interiore (lettere piccole, frantumate nel percorso grafico). Tuttavia la comunicazione e i rapporti sono basati sull'essenzialità e sulla ricchezza di sentimenti; la lealtà poi le fa onore poiché l'amicizia, come del resto anche l'amore, sono per lei l'unica vera forma di comunicazione sulla quale ella ha fondato il valore della sua vita.

L'intelligenza appare notevole, fatta di introspezione, di ricchezza di pensiero e avvalorata anche da doti elaborative e da capacità intuitiva e di approfondimento. Se si vuole definire l'intelligenza della Woolf si può dire che essa è di tipo speculativo, per cui ogni problema o situazione viene sviscerata in maniera quasi ossessiva con lo scopo di trovare sempre una soluzione. L'Io fragile e incapace di elaborare la frustrazione, la rende preda dell'emozione e produce in lei degli alti e bassi del tono umorale. La natura introversa poi non ha aiutato la scrittrice a liberarsi dal masochismo e a mettere un freno alla sensazione di non farcela. Tale percezione può aver innescato note di eccessiva elaborazione mentale, finendo così per stancare la mente costringendola a un circolo vizioso ossessivo.

Riepilogo Come può avvenire che una personalità come quella di Virginia Woolf, che nella sua vita ha portato avanti battaglie e scritto un mare di libri gialli, non abbia potuto dare sufficiente forza all'Io per poter alzare il livello di tolleranza alla frustrazione e dare meno spazio all'emotività? Il ricco bagaglio intellettivo emerge in modo evidente dalla scrittura (calibro piccolo, distanza tra una parola e l'altra, eleganza e ritmo), che dichiara anche un'abilità profonda di pensiero, ricchezza introspettiva e intuitiva, doti che fanno di questa donna una personalità fuori dal comune.

Ma ciò non basta per suffragare la prevalenza dell'emotività nella personalità della scrittrice. Ella non ha saputo prendere in mano le redini della propria esistenza e gestire al meglio e con maggiori capacità elaborative la sfera emozionale. Non è bastata la capacità dei sentimenti profondi che ella certamente aveva per lenire la sofferenza che portava dentro e che è sempre stato il cruccio della sua vita (firma con il cognome fatto a mo' di croce e lettere disintegrate nella loro fisiologia grafica); ciò ha senza dubbio contribuito a rafforzare una certa intolleranza nei confronti del disagio interiore.